Si amano e si odiano

Hallo hallo. L’intervista tedesca di oggi è stata pubblicata sullo Spiegel ma potrebbe benissimo essere scambiata per un’intervista del Bild o Bravo, tale è l’enfasi sulla peculiare natura del rapporto tra Dave e Martin. Non che Dave non si risparmi mai ad elogiare Martin in ogni intervista…
(Fletch sarà stato contento di essere stato escluso da questo confronto e probabilmente si sarà fatto due risate dopo)
Direttamente da un libro Harmony, ah no, Der Spiegel: “Si amano e si odiano.”
Gli dei del pop dei Depeche Mode:
Si amano e si odiano
Da 37 anni Martin Gore e Dave Gahan sono uniti da una meravigliosa inimicizia chiamata Depeche Mode. Una conversazione con due immortali del pop su invidia, droga e Germania.
Di Maik Großekathöfer e Guido Mingels
21.05.2017, 07.53
Questa è diventata una storia sui Depeche Mode diversa da quella che volevamo scrivere, vi preghiamo di scusarci. Mesi fa abbiamo chiesto di parlare da soli con Martin Gore. Gore è la mente creativa di questa band, una delle più influenti della storia del pop, che esiste da 37 anni, ha venduto 100 milioni di dischi e ha da poco pubblicato il suo 14° album in studio (“Spirit”). L’intervista era stata promessa e concordata.
Non avevamo l’urgenza di parlare con David Gahan, il cantante e frontman, perché tutti parlano sempre con lui. Il piano era di fare una lunga chiacchierata con Gore sul suo rapporto speciale con la Germania e, viceversa, sull’amore speciale che i tedeschi hanno per la sua musica, per la musica della sua band, che quasi da nessun’altra parte del mondo ha un tale successo come in questo paese, ed evidentemente di più che nel paese d’origine dei Depeche Mode, la Gran Bretagna. Il programma dell’attuale tour prevede ben dieci concerti nelle arene in Germania e in Svizzera e solo uno in Inghilterra. Lo “scopritore” della band, il leggendario fondatore dell’etichetta musicale Mute Records, Daniel Miller, ha già dichiarato che i Depeche Mode sono “la più grande band tedesca”.
Ed ora, a partire da sabato prossimo, tornano in Germania le settimane del tour dei Depeche Mode, che saranno in tournée nel paese per tutto il mese di giugno, a partire da Lipsia il 27 maggio. Vi assisteranno più di mezzo milione di spettatori.
Poi, qualche giorno prima dell’intervista, arriva un messaggio dal management: una conversazione con Martin Gore da solo non è possibile, la band non vuole, bisogna parlare con entrambi gli artisti e per un tempo più breve. Il signor Gore non vuole rappresentare la band da solo, questo potrebbe portare al malcontento del signor Gahan, vi preghiamo di essere comprensivi. Ah, penserete, le vecchie battaglie tra i due per la sovranità interpretativa dei Depeche non sono ancora finite? Non c’è una vecchiaia serena a casa Gore/Gahan?
E poi un pensiero: in realtà è ancora meglio! Quando mai si ha l’opportunità di parlare con due star mondiali contemporaneamente, una dopo l’altra? Soprattutto con due persone il cui complicato rapporto o non-rapporto è così leggendario? Forse ne verrà fuori in una sorta di seduta di terapia di coppia. Forse potremmo imparare qualcosa sulla gestione dei conflitti nelle relazioni a lungo termine.
Quindi nuovo piano: parliamo a Gore di Gahan e a Gahan di Gore e rivolgiamo ad entrambi le stesse domande. Vogliamo cercare di capire lo strano rapporto tra questi partner da un lunghissimo tempo. Le interviste, condotte separatamente, verranno poi montate insieme nel testo. Abbiamo inserito alcune brevi domande idiote perché non riuscivamo a staccarci dal tema “Germania”.
SPIEGEL: Mi dica tre cose che le piacciono della Germania.
Gore: La birra di frumento! E’ la cosa che mi manca di più, dato che ho smesso di bere. Ed il pane di segale. Ed infine, mi piace la lingua tedesca nel suo complesso. Non credo che lo dicano molte persone. (infatti siamo proprio quattro gatti a cui piace la lingua tedesca e le sue infinite combinazioni di parole, ndt)
Gahan: Le auto tedesche! Aah. La Porsche! Ne ho avute alcune quando ero più giovane. Che altro? Mi piacciono i tedeschi in generale. Mi piace il fatto che siano sempre così puntuali, ma anche se non lo sono, va bene lo stesso.
SPIEGEL: La sua parola tedesca preferita?
Gahan: “Nein!”. (No, ndt)
Gore: “Schadenfreude”. (Felicità per l’infelicità altrui, ndt)
Più in là non ci siamo spinti ad analizzare gli aspetti specificamente germanici di questa band inglese dal nome francese. La loro musica, di genere elettropop, è già stata definita “renano-prussiana”. Forse ciò è dovuto alla combinazione di ingenuo dolore esistenziale nei testi e di suono roboante, di depressione e pathos. A noi tedeschi piacciono questo genere di cose. Per gli inglesi Gore/Gahan sono probabilmente troppo poco ironici. I Depeche Mode sono i figli che Nietzsche e Nena (filosofo e cantante pop tedesca, ndt) non hanno mai avuto.
SPIEGEL: Vorremmo parlare del vostro rapporto reciproco, ok?
Gore: (annuisce)
Gahan: Oh, che cosa coraggiosa. Facciamolo!
È chiaro che Martin Gore e David Gahan non sarebbero stati nulla l’uno senza l’altro, ma insieme sono diventati dei giganti. Ormai se ne rendono conto anche loro. Senza il legame di amicizia-inimicizia che li unisce e li separa, questi due uomini, ognuno per conto suo, sarebbero già da tempo scomparsi nel nulla.
Insieme, invece, sono diventati una stella gemella fissa nel firmamento del pop, che ora brilla con la stessa intensità di altre stelle doppie più antiche: Lennon/McCartney dei Beatles, Jagger/Richards dei Rolling Stones, Page/Plant dei Led Zeppelin. Alcuni di questi duo non andavano proprio d’accordo almeno quanto Gore/Gahan – e questo naturalmente solleva la questione se i molti grandi duo maschili della musica pop abbiano più probabilmente litigato per raggiungere il successo piuttosto che ispirarsi l’un l’altro.
Quando proponiamo questi paragoni ai due inglesi – Gahan ha 54 anni, Gore 55 – durante una conversazione, non li rifiutano; sarebbe falsa modestia, civetteria. Ormai conoscono la loro grandezza storica.
Gore: Questa dualità, sia con noi che con altri gruppi, genera potenza, energia. Le coppie che lei cita funzionano, hanno funzionato, spesso proprio per le loro tensioni. Proprio come con noi, in effetti.
Gahan: Molte di queste coppie erano anche partner nella scrittura delle canzoni, il che è diverso nel caso mio e di Martin. Lui scrive, io canto – per lo più. Tuttavia, siamo musicalmente dipendenti l’uno dall’altro. Io sono sempre stato assolutamente dipendente dalle canzoni di Martin.
Una dichiarazione forte e molto onesta per un egocentrico professionista come Gahan, il volto pubblico della band, che è già stato dipendente da sostanze molto più malsane. L’uomo è già morto una volta a causa di una di queste, come sappiamo, clinicamente morto per pochi minuti nel 1996 a causa di uno speedball, un mix di cocaina ed eroina. Forse David Gahan dice da allora: morto lo ero già, quindi posso vivere per sempre con i Depeche Mode. Martin Gore a sua volta è stato dipendente dall’alcol per molti anni, quindi una piccola domanda sulle droghe è d’obbligo.
SPIEGEL: La sua droga preferita oggi?
Gore: Riso rosso fermentato. È qualcosa di cinese, riso con lievito rosso. (non si mangia nel senso della cucina, serve a ridurre il colesterolo ei trigliceridi, ndt)
Gahan: Aspirina! È sicuramente il farmaco più utile.
Siamo seduti in una suite dell’Hotel Waldorf Astoria di Berlino, come si addice al nostro status. È una di quelle giornate stampa in cui le star mondiali come Gore/Gahan concedono ad alcuni giornalisti internazionali qualche minuto per un colloquio. Diversi colleghi sono già in attesa nella hall per essere chiamati dagli assistenti. Durante l’intervista ci sono degli addetti stampa che stanno seduti in disparte e indicano, due minuti prima della fine del tempo, che deve essere fatta l’ultima domanda. Ma va detto: Gore/Gahan sono di buon umore, entrambi molto cordiali, Gore decisamente ben educato, Gahan un po’ più rozzo, più da rockstar, ma entrambi sempre senza alcuna accondiscendenza, cosa di cui avrebbero certamente diritto in quanto immortali che parlano alla comuni mortali.
SPIEGEL: Qual è la peggior canzone che i Depeche Mode abbiano mai registrato?
Gahan: Oh Dio. Mi viene in mente “Sea of Sin”. C’era il verso “Sea of Sin / I’m swimming in”.
SPIEGEL: Quindi era forse uno dei versi peggiori della canzone?
Gahan: Probabilmente. Ehi, non era una mia canzone, era di Martin.
Gore: Prendo una canzone da “Speak and Spell”, il nostro primo disco. Le canzoni erano scritte da Vince Clark all’epoca. “What’s Your Name?”. Terribile.
Ora Martin Gore scoppia a ridere con la sua risata fragorosa e gutturale che risuona per tutta la suite, che mal si adatta alla sua gracile figura e ancor meno alle delicate ballate di cui è solito declamare una o due per disco e per concerto da decenni, come pause nella tempesta sonora, in netto contrasto con il suo rumoroso compagno baritonale.
Quando ci si siede di fronte a questi due, si pensa che ci sono molte cose di loro che sono del tutto opposte. I capelli: scuri e opachi quelli di Gahan, riccioli dorati quelli di Gore. La postura: dritta e immobile per Gore, nervosa e dinoccolata per Gahan. La parlata: chiaro per Gore, cantilenante per Gahan. Anche i denti: quelli di Gore sono rifatti, è come se si accendesse un riflettore quando apre la bocca. Gahan, invece, raccoglie nella sua mascella una collezione difficilmente descrivibile di strumenti da taglio, appuntiti e storti, come si addice a un lupo. Un abbinamento naturale per il suo ululato animalesco sul palco; si adattano bene alla sua vita ingorda in generale.
Sono agli antipodi in tutto. Gore è la base invisibile su cui si regge questa grande opera chiamata Depeche Mode, in cui Gahan canta e balla l’eterno protagonista. Chi ha solo una vaga familiarità con i Depeche Mode riconoscerà certamente la voce di David Gahan, il suo volto, e avrà familiarità con i suoi gesti espansivi; ma il consumatore pop poco attento potrebbe non aver mai sentito parlare di Martin Gore, anche dopo 37 anni.
SPIEGEL: Sembra che entrambi vi divertiate ancora molto sul palco.
Gore: Forse ha a che fare con il fatto che stentiamo a credere di avere ancora l’opportunità di fare concerti dopo più di 30 anni. Che decine di migliaia di persone ci stiano aspettando, che vogliano ascoltare i nostri album e vederci suonare. Non ce lo saremmo mai aspettato.
SPIEGEL: Non sembra che voi due interagiate molto durante i concerti. Ognuno fa le proprie cose, giusto?
Gahan: Comunichiamo tra noi attraverso le canzoni. Io ho un’interpretazione di una canzone e Martin ha la sua, ma in qualche modo ci ritroviamo tutti e due insieme, anche se io e Mart siamo molto diversi. Martin è, ovviamente, il compositore principale per noi. Io posso contribuire solo con una canzone ogni tanto, il che è fantastico.
Una frase di sorprendente modestia. Il modo in cui David Gahan attribuisce il ruolo di leader creativo al suo partner ha qualcosa di commovente e anche di tragico, se si conoscono le discussioni che i due hanno avuto al riguardo. È la vecchia questione, a lungo irrisolta, della separazione dei poteri tra Gore e Gahan.
Come ogni coppia che si rispetti, questa relazione ha attraversato varie fasi. All’inizio, negli anni Ottanta, quando erano ancora quasi adolescenti, tutto filava liscio come l’olio, Gore scriveva hit su hit, Gahan cantava quello che gli veniva messo davanti, “Everything Counts”, “People Are People”, “Stripped”. Quella era la prima fase della loro amicizia, il periodo dell’innocenza.
La band raggiunse poi l’apice della fama all’inizio degli anni Novanta. Gore aveva sfoderato la chitarra elettrica per “Personal Jesus”, Gahan cantava “Enjoy The Silence”, il più grande inno dei Depeche Mode fino ad oggi. La formula del successo: L’estroverso Gahan fa brillare le oscure fantasie del tormentato Gore. Molto più tardi, Gahan disse di quel periodo e di se stesso come cantante delle canzoni del suo maestro: “Mi sentivo un po’ un impostore. Non sono le mie parole. Non sono i miei sentimenti”.
Poi arrivarono le droghe e trasformarono gli amici in estranei, la fase due. C’era questo enorme eccesso di tutto, troppa fama, troppo amore, troppe telecamere, troppi soldi, troppo sesso, troppe droghe o quelle sbagliate. Ha messo al tappeto uomini più forti di questi allampanati ragazzini di Basildon, Essex, Inghilterra orientale. Affinché Gahan potesse esibirsi, prima dei concerti gli veniva iniettato del cortisone. Gore beveva incessantemente, soffriva di crisi epilettiche e collassò più volte. Si parlavano a malapena, andavano in macchina dall’albergo alle sale concerti da soli, usavano guardaroba separati. In tournée erano accompagnati da uno spacciatore e da uno psichiatra. Gahan ebbe un infarto durante un concerto e nell’agosto 1995 tentò il suicidio. La seconda fase fu l’abisso.
SPIEGEL: Avete cercato di aiutarvi a vicenda nelle vostre crisi?
Gore: Mi ci è voluto molto tempo per capire che Dave si stava distruggendo. Anch’io avevo i miei problemi ma riuscivo comunque ad andare avanti in qualche modo, anche quando ero ubriaco. Entrambi abbiamo avuto le nostre crisi più profonde nello stesso periodo, quindi non abbiamo avuto la forza di esserci l’uno per l’altro. In alcuni momenti è stato molto difficile lavorare con lui.
Si possono leggere frasi come questa nelle biografie di vari grandi gruppi rock. Nel 2010, dopo quasi 50 anni di Rolling Stones, Keith Richards è giunto alla conclusione che Mick Jagger “rende molto difficile essergli amico”. I Beatles erano internamente spaccati dalla rivalità tra John Lennon e Paul McCartney: molto tempo dopo l’omicidio di Lennon, McCartney cercò di cambiare l’abbreviazione del copyright “Lennon/McCartney” in “Paul McCartney e John Lennon” per alcune canzoni. Tra i battibecchi più famosi nella storia recente della cultura pop ci sono James Hetfield e Lars Ulrich dei Metallica e i fratelli Noel e Liam Gallagher degli Oasis. Questi ultimi si sono sciolti nel 2009 dopo che uno dei due ha colpito l’altro con una chitarra nel backstage. Le loro carriere da solisti sono poi decollate a fatica, perché accoppiamenti di questo tipo sono come sostanze chimiche che, quando si uniscono, sviluppano un’enorme potenza esplosiva, ma da sole sono innocue.
A metà degli anni Novanta anche i Depeche Mode erano sul punto di sciogliersi. Si arrivò al punto che più Gahan si rovinava, più Gore pensava di pubblicare le sue nuove canzoni in un album da solista. Il numero quattro dei Depeche Mode, Alan Wilder, aveva già lasciato la band e il numero tre, Andrew Fletcher, non giocava un ruolo importante, come aveva sempre fatto e continua a fare. Nel 2015, l’autore svizzero Daniel Mezger ha trasformato gli sfracelli dei Depeche Mode di quegli anni in un testo teatrale, un monologo immaginario di David Gahan, una vergogna intitolata “Una volta ero morto e Martin L. Gore non è venuto a trovarmi”. In alcuni punti, l’autore immagina come potrebbero essersi svolte le conversazioni tra Gore e Gahan (nel testo, Gahan ha una storia con Britney Spears, ma non ricorda il suo nome).
“Martin mi chiama. Dice: Dave, dobbiamo parlare. Io dico: Parliamo. Martin rimane in silenzio. Io rimango in silenzio. Martin dice: Ho ascoltato le tue take (prove vocali). Io dico: Conosci questa Wittney Seares, potrebbe fare al caso tuo. E’ minuta ed ha 15 anni. Martin dice: Non c’è più un gruppo senza Alan e solo con Fletch, che comunque non sa fare niente e con te a Los Angeles. Io dico: È davvero brava, quella Sidney Cheers, saltella come me nei miei momenti migliori. Lui dice: Ci ho pensato, se non te la senti e non hai voce, allora posso fare l’album da solo. E io: “Va bene, tanto oggi mi sarei sparato una pallottola in testa”.
David Gahan è sopravvissuto e, una volta guarito, negli anni Novanta, è iniziata la fase successiva di questa pubblica amicizia tra uomini… E come in un matrimonio in crisi, Gahan ha detto a Gore: “Martin, ho bisogno di un po’ di tempo per me”. Ha fatto un album da solista. Era in competizione con il capo. Ora, finalmente, Gore sembra aver capito e su “Playing the Angel” del 2005, Gahan può contribuire con alcune canzoni per la prima volta in 25 anni. Nel terzo decennio, questa era la fase tre della loro relazione: il tempo del compromesso. Proprio come in un buon matrimonio.
SPIEGEL: Com’è stato quando Dave ha iniziato a scrivere canzoni?
Gore: Per me è stato uno shock. Fino ad allora ero stato l’unico compositore per 20 anni. Mi ci è voluto un po’ per abituarmi. All’epoca Dave mi disse che ero un dittatore, ma io non mi sono mai visto come un dittatore.
SPIEGEL: Nessun dittatore si vede come un dittatore.
Gore: Anche questo è vero, ma non gli ho mai detto: non sei in grado di scrivere canzoni, non ti è permesso scrivere canzoni.
SPIEGEL: Nel nuovo album e per la prima volta nella storia della band “You Move”, una canzone che avete scritto entrambi insieme, è stata inserita nel disco, e non solo come bonus track. Come nasce una canzone scritta insieme da Gore/Gahan?
Gahan: Beh, prima di tutto non è davvero scritta insieme, perché non siamo seduti nella stessa stanza per scriverla o altro.
SPIEGEL: No? E come avete fatto quindi?
Gore: Scrivo sempre da solo, nel mio studio a Santa Barbara. Ho avuto un’idea per la canzone e ho inviato a Dave un file audio via e-mail.
Gahan: Ad un certo punto, nel cuore della notte, mi è venuta in mente una melodia e un verso, “I like the way you move for me tonight”, che l’accompagnava. È così che è nato tutto.
Non si può più pensare a una über-band come i Depeche Mode come a una “band”, a un gruppo affiatato di musicisti che fanno arte insieme e condividono uno spazio vitale e una passione. Sono più simili a un’azienda globale con un valore di marca inestimabile, di proprietà di tre multimilionari, con sicuramente centinaia di dipendenti, fornitori ed altri partecipanti. I capi stessi hanno una relazione a distanza che riduce gli attriti: vivono in California (Gore), a New York (Gahan) e a Londra (Fletcher) ed hanno ciascuno la propria vita, le proprie mogli ed ex mogli, i propri figli e figliastri, il proprio personale domestico e le proprie seconde e terze case.
SPIEGEL: Quanto spesso vi tenete in contatto quando non siete in tour o in studio?
Gahan: A volte ci mandiamo delle e-mail per chiederci come va, ma non ci vediamo molto spesso.
Gore: Quasi per niente, in realtà. Ci sentiamo al telefono forse una o due volte all’anno.
SPIEGEL: È piuttosto strano però.
Gore: Beh, siamo stati insieme per così tanto tempo. È come una vecchia famiglia quando tutti si sono trasferiti da tempo e vivono in posti diversi: Se non c’è nulla di cui bisogna veramente parlare, allora non c’è motivo di chiamare.
SPIEGEL: Chiama sua madre solo una volta all’anno?
Gore: Se lo facessi, probabilmente finirei in un mare di guai.
Nella suite dell’hotel in cui si svolgono le interviste è allestito un piccolo buffet con bevande salutari e frutta. Gore è vegetariano e, a detta di tutti, piuttosto fanatico per quanto riguarda il mangiare sano. Gore e Gahan si incontrano lì tra un’intervista e l’altra per sgranocchiare un po’ d’uva e di frutta secca; evidentemente non si sono visti dalla sera prima, si salutano e si abbracciano.
Martin Gore e David Gahan sono ora nella quarta fase della loro collaborazione. I periodi dell’innocenza, dell’abisso e del compromesso sono ora seguiti dall’armonia. Se ci pensate, queste fasi di sviluppo sembrano così universali che si potrebbe scrivere una guida al matrimonio basata su di esse. Coloro che sono ancora insieme o che sono tornati insieme dopo decenni, che sono sopravvissuti alle crisi più profonde, restano uniti. La fase matura di ogni amore è la tregua permanente. Gore/Gahan ora vanno in tournée senza spacciatori, senza psichiatri, ma con fisioterapisti che li massaggiano prima e dopo i concerti. A volte viaggiano con loro anche donne e bambini.
SPIEGEL: Ora andate abbastanza d’accordo, vero?
Gahan: Assolutamente sì. Ci sono state delle rotture nel corso degli anni, come accade quando si ha a che fare con qualcuno da lungo tempo. È come un matrimonio, si passa un sacco di tempo insieme. È sempre stato interessante per noi e non è mai stato facile.
SPIEGEL: È come un matrimonio, solo più lungo.
Gahan: Sì, la band è sopravvissuta a due dei miei matrimoni!
SPIEGEL: A proposito di vecchie coppie sposate: Martin ha dei modi di fare sul palco che ti danno sui nervi, Dave?
Gahan: Hm. Ora non mi viene in mente nulla. Devo ammettere che non presto molta attenzione a quello che fa.
SPIEGEL: Com’è per te, Martin?
Gore: Oh sì, c’è una cosa: non importa quanto faccia caldo, Dave ha sempre queste stufe radianti davanti a lui sul palco che soffiano aria a 100 gradi. Suoniamo in estate negli Stati Uniti meridionali, è caldo e umido, ma Dave deve avere le sue stufette accese!
SPIEGEL: Con cosa paragonerebbe il vostro rapporto oggi? Siete migliori amici? Migliori nemici? O siete in realtà una vecchia coppia sposata?
Gore: Siamo fratelli, che altro?
È facile trascurare la ragione principale della magia di questo gruppo se si continua a pensare a quanto siano incompatibili questi due ego. Può essere che Gore sia il creatore e Gahan solo l’interprete. Può anche essere che l’arte di Gore sarebbe invisibile senza la voce e il volto di Gahan. Ma la cosa più importante è che: In quasi tutte le grandi canzoni dei Depeche Mode, c’è questo momento in cui le voci dei due si uniscono per il ritornello, per questo doppio suono ipnotico e inseparabile.. Ed è anche il momento in cui i peli delle braccia dell’ascoltatore si rizzano sicuramente, quando gli ormoni della felicità scorrono nel pubblico, come stanno facendo di nuovo ora quando decine di migliaia di persone cantano e gridano negli stadi tedeschi: Tutto ciò che ho sempre voluto/Tutto ciò di cui ho sempre avuto bisogno/E’ qui tra le mie braccia.
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