
Mi sono ripresa dalla viuuulenza sonora di ieri sera (Napalm Death), quindi lascio qui una piccola recensione fatta dalla rbb (Rundfunk Berlin-Brandenburg, la Rai3 di Berlino) sul concerto del 13.2.
Buona lettura!
Per te dovrebbero piovere delle rose nere
Continuare, nonostante la morte di Andrew Fletcher, membro fondatore dei Depeche Mode, avvenuta due anni fa. Martedì scorso, le leggende del synth-pop britannico si sono esibite a Berlino, piene di malinconia, tristezza e gioia di vivere.
Di Jakob Bauer
Sendung: rbb24 Inforadio, 14.02.2024, 6:13 Uhr
Un’onda sonora fluttuante si propaga dal palco buio all’auditorium gremito della Mercedes-Benz Arena di Berlino. Minacciosi, cupi, nella fredda luce blu, i Depeche Mode entrano in scena.
Anche se: il frontman e cantante Dave Gahan si precipita sul palco. Corre verso la parte anteriore, si piega sulle ginocchia e mantiene la posizione come se stesse facendo un esercizio di fitness. Poi carico guarda la folla, come a sfidarla. Da questo si possono leggere due cose: Primo: a 61 anni ce la faccio ancora. E secondo: nella malinconia, nella cupezza che è la casa dei Depeche Mode, c’è sempre una voglia di vivere.
Depeche Mode: Nonostante i teschi
Oppure: La ritrovata gioia di vivere. Memento Mori, sii consapevole della tua mortalità è il nome dell’album attuale. Il gruppo lo ha pubblicato dopo la morte inaspettata del membro fondatore Andrew Fletcher due anni fa, dopo che la band ha rischiato di sciogliersi più volte, dopo che Dave Gahan ha rischiato più volte di morire per abuso di droga.
Ma niente di tutto questo si avverte oggi sul palco, anche se naturalmente si sente nella musica e nei testi. I Depeche Mode sono riusciti a raggiungere un equilibrio nel corso della serata: Da un lato, ci sono le atmosfere cupe delle luci, lo stile dark, i synth freddi, i teschi sullo schermo. Tuttavia, tutto è caldo, tutto è amichevole, pubblico e band si divertono insieme, perché: il prossimo coro da inno è solo un campione elettronico astratto di distanza.
La regina del ballo degli anni ’20 e le sue pirouette, ovvero: il cigno morente
Il fatto che la musica dei Depeche Mode su disco sia sempre apparsa un po’ distaccata, new-wave-gotica-cool, aiuta. Ma dal vivo c’è molta più energia.
I ritmi provengono tutti dal batterista in carne e ossa e non dalla macchina, le tastiere aggiungono le loro linee melodiche fini e orecchiabili e Dave Gahan canta come se avesse la metà dei suoi anni. Il tipo è fenomenale. Con i suoi gesti espressivi e le sue espressioni facciali, i suoi occhi scuri e truccati e i suoi capelli grigi raccolti all’indietro, a volte sembra un artista di pantomima degli anni 20, poi piroetta come una regina del ballo, a volte è l’eleganza britannica, a volte un cigno morente. Gahan sente ogni momento della sua musica – la padroneggia letteralmente con il suo potente baritono.
Martin Gore è completamente diverso. Quando il principale autore e tastierista, che di solito canta solo come seconda voce, ha il palco tutto per sé per due canzoni, è completamente diverso. Gore accarezza, onora le note, è un cantante cauto, fragile, ma altrettanto fantastico come Gahan.
Gore e Gahan: ancora pacche sulle spalle
“La meravigliosa voce angelica”, come l’ha definita una volta il collega Gahan. Non è l’unico gesto di apprezzamento tra i due. È particolarmente bello da vedere perché la band ha rischiato di sciogliersi più volte per divergenze creative e il compianto Andrew Fletcher era visto come una sorta di mediatore.
Ad un certo punto Gahan dà una pacca quasi affettuosa sulla schiena di Gore, durante i bis i due si abbracciano dopo una canzone e quando ripetono insieme il noto hook – “Reach Out, Touch Faith” – ancora e ancora durante l’ultima canzone della serata, la leggendaria “Personal Jesus”, l’unica cosa che manca sono le rose nere che piovono sul pubblico ispirato e sui Depeche Mode.
Articolo originale: https://www.rbb24.de/…/berlin-depeche-mode-konzert…
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