Ok, dopo un parto di quattro giorni posto questa cosa qui. Sempre opinioni non richieste. Se trovate errori o svarioni vari è perché se la rileggo di nuovo la ricorreggerò di nuovo e tra un mese saremo ancora qui.
Eh niente, oggi c’è poco lavoro, non riesco a studiare, la mia mente è occupata da altre cose.
C’è un pensiero fisso che non mi lascia in pace, e questo pensiero si chiama “Speak to me”.
Perché proprio questa canzone vi chiederete?
Iniziamo.
Dave ha detto che questa è la canzone che l’ha convinto a continuare a fare un altro disco con Martin. Prima di scrivere “Speak to me” si trovava in un periodo in cui si stava godendo la vita con la sua famiglia e non era sicuro di voler fare un altro disco con i Depeche Mode. Stava cercando una risposta sul perché stesse scrivendo.
Ha dato più chiavi di lettura di questa canzone: una forza spirituale che ha sentito quando si è chiesto che cosa dovesse fare, un insieme di metafore sulla solitudine, il vuoto, il voler fare parte della vita e delle persone ed allo stesso tempo no, la ricerca di un nuovo rapporto con Martin.
Sono tutte cose che secondo me fanno parte della dualità di Dave: Il voler essere padre, marito, amico, ed il bisogno di chiudersi in sé stesso. Il voler essere una persona al di là della musica ed il non riuscire a vivere senza. Cos’è che alla fine lo riporta sempre ai Depeche Mode?
Ci sono canzoni che colpiscono particolarmente il nostro cuore perché suscitano in noi emozioni che possiamo condividere o almeno comprendere.
Ho provato a descrivere “Speak to me” in questo modo.
Una lenta melodia, solenne e triste allo stesso tempo. Una tastiera che prende le parti di un organo. Viene in mente l’immagine di una persona seduta su un banco in una chiesa, sguardo dritto in cerca di qualche risposta. La voce di Dave è sommessa all’inizio della strofa, ma uno sprazzo di speranza appare all’inizio del bridge, confermata dal tono risoluto e sicuro del secondo verso.
Speak to me, I will follow
I heard you call my name
Lying on the bathroom floor
No one here to blame
There’s a message I know can be found
I’m listening, I hear you, your sound
Ci siamo spostati dal pavimento sporco ed appiccicoso (Dirty sticky floors, Dave Gahan, Paper Monsters) su un altro pavimento. Il percorso di crescita che Dave ha fatto è chiaramente visibile qui: Non è più sotto l’effetto di sostanze e, invece di incolpare gli altri, ha capito che non c’è nessuno da incolpare. E’ capace di fare i conti con sé stesso ed ascoltare. C’è qualcosa di buono da tirare fuori da questa vita. E’ un messaggio, un suono che riesce a sentire, e credo che per Dave questo suono possa essere la musica.
Speak to me in a language
That I can understand
Tell me that you’re listening
Give me some kind of plan
Give me something, you’d be my drug of choice
You lead me, I follow, your voice.
Cosa può rappresentare questa strofa? Può essere una richiesta ad un’entità superiore, di ascoltarci, illuminarci e farci vedere la strada da percorrere in un momento in cui ci sentiamo insicuri sul come procedere. La domanda era: Godersi la vita con la famiglia o fare un nuovo disco coi Depeche Mode, con Martin?
Dave sta chiedendo a qualcuno di parlargli in un linguaggio che riesce a capire, che lo ascolti e che lo indirizzi verso qualcosa. Sta anche cercando di stabilire un nuovo rapporto con Martin, un rapporto in cui i due riescano a comunicare senza che Martin si chiuda nei suoi soliti silenzi, senza che Dave parli prima che gli si connetta il cervello. Forse è da lui che vuole sentirsi ascoltato, come afferma anche in un’intervista parlando del complicato lavoro in studio per Spirit? (o vabbè anche in tante altre ma non sto a fare un elenco)
E’ strano che per quanto Dave sia testardo, senta in realtà il bisogno di essere guidato da qualcosa o qualcuno. Non ritorna un paragone con la droga per caso, perché lui ha bisogno di qualcosa che dia senso alla sua esistenza, a cui è disposto a dare tutto. E’ disposto a seguire questa voce, a farsi guidare da essa.
I will disappoint you
I will let you down
I need to know you’re here with me
Turn it all around
I’d be grateful, I’d follow you around
I’m listening, I’m here now, I’m found.
Dave sa che non è perfetto e che probabilmente farà delle cazzate e deluderà qualcuno, ma ha bisogno di sapere che questo qualcosa/qualcuno è lì accanto a lui. E’ riconoscente. Sta ascoltando, è qui adesso, è dove dev’essere.
Cosa sarà mai questa forza che vuole servire, questa cosa di cui ha bisogno?
La musica, che gli permette di esprimersi, di sentirsi sé stesso, di stabilire un contatto emozionale?
Martin, che nonostante decenni di rapporti complicati, scrive sempre qualcosa con la quale riesce ad immedesimarsi?
Io ho le mie opinioni personali sull’argomento, che non voglio condividere, però quello che è più importante, quello che alla fine esce da questo pezzo, è che Dave è presente ed è consapevole di cosa vuole fare.
Qui finiscono le parole. E’ finita la canzone? Assolutamente no.
Un ritmo cadenzato come un cuore che batte, questi loop che si ripetono e questi reverberi creati dalle tape machines di Marta Salogni ci avvolgono come un muro di suono, come una marcia in crescendo che ci rende sempre più vicini ad una gigantesca esplosione… Come l’inizio in magistrale in crescendo di “Black Celebration”, che ti introduce al primo coro… “Let’s have a black celebration…”
Ed invece…
Silenzio.
Il nastro si interrompe. La canzone finisce qui. Niente esplosione, niente dissolvenza.. Cala il sipario.
Cala il sipario su Memento Mori, ma questa fine suona come un’interruzione, un “To be continued” come quelli nei film.
Se così non sarà, “Speak to me” sarà un finale epico per un disco che ha riportato i Depeche Mode alle altezze di Ultra, sia a livello di suono sia di fama. Sarà anche un finale epico per una carriera che ha pochissimi eguali come qualità di testi, sonorità e performances vocali. Un gruppo che ha saputo entrare nel cuore di milioni di persone esprimendo paure, desideri, dolori, sesso, amore, facendoci sentire capiti e meno soli, creando atmosfere sonore a volte poppeggianti e romantiche, a volte industriali, futuristiche.
Dave ha scritto, insieme a Christopher Eigner, un testo meraviglioso, commovente, pieno d’urgenza e catartico allo stesso tempo. Ci fa percepire l’importanza di questo testo per lui e tutte le sue emozioni solo palpabili: La malinconia, la speranza, la risolutezza. E’ un interprete straordinario, non c’è niente da dire.
La produzione ha fatto un lavorone su questo pezzo ed il risultato è straordinario. Martin, Christian, Peter, James Ford e Marta Salogni hanno tutti partecipato al brano a livello compositivo.
Spero con tutto il mio cuore che l’avventura dei Depeche Mode non finisca qui, perché “Speak to me” a me suona come la conclusione di un capitolo e l’inizio di un altro.
Spero vivamente che quel muro meraviglioso di suono prosegua in qualche modo, magari sempre con le tape machines di Marta Salogni accanto, che ha dato un contributo distintivo a questo disco, dando quella creatività sonora che per tanto tempo è mancata.
Sono sicura che Dave e Martin abbiano ancora tantissimo da dare, soprattutto adesso che sembrano aver raggiunto un equilibrio nel loro rapporto. Chissà che il successo di “Memento mori” e relativo tour non ci riservi delle sorprese, in futuro.
In ogni caso, grazie per averci dato questa perla di canzone.
“I’m listening, I’m here now, I’m found.”
Lascia un commento