Contro il logorio della società moderna

OPINIONI: 16/7/2023 – DEPECHE MODE, STADIO DALL’ARA, BOLOGNA. PRIMA PARTE

Dire che sono eccitata ed emozionata per questo concerto è un eufemismo.

Questo è il punto di arrivo dopo 16 anni di ammirazione lontana, prima dovuta alla giovane età, poi alla mia malattia.

L’improvvisa morte di Andy e la paura di un eventuale scioglimento futuro mi ha dato la spinta a buttare tutte le mie ansie oltre l’ostacolo. Ora sto meglio e col cazzo che me lo perdo questo concerto. Sono anni che aspettavo questo momento.

Dopo un’ora e mezza in macchina, sono arrivata a Bologna verso le 16. Tecnicamente sarei potuta arrivare anche mezz’ora prima dell’inizio del concerto in quanto avevo già un posto assegnato, ma la visita del palco compresa nel mio biglietto era programmata per le 16, quindi sorbirsi i 37 gradi era l’unica cosa da fare.

Più o meno a quell’ora, io e gli altri detentori di quel biglietto siamo stati scortati dietro il palco, dove un gentile tour manager ha spiegato in dettaglio numeri e procedure del tour. Solo elencando i numeri stiamo parlando di un’organizzazione mastodontica che ai più non è conosciuta in quanto non visibile di fronte ai nostri occhi, ma che dietro le quinte opera come un meccanismo ben oliato per fare in modo che ogni show possa andare sul palco.

Finito l’intervento più che esaustivo di questo manager, ci viene detto che possiamo salire sul palco.

In quel momento ero la versione umana dell’emoji con gli occhi a cuore, come Gina Linetti è la versione umana dell’emoji 100.

Qualche backstage l’ho fatto, ma qui siamo ad un altro livello. Di palchi ne ho calcati quando ballavo, ed improvvisamente ecco sentire di nuovo quella sensazione di quando sali sulla scaletta e ti trovi dietro le quinte. Fortunatamente non hai di nuovo addosso le punte e non sembri più una papera, ma stai comunque attenta a dove metti i piedi perché l’emozione è troppa, ti sta tagliando le gambe e l’ultima cosa che vuoi fare è rotolare giù per una scaletta di metallo e spaccarti qualcosa.

La prima scala conduce al lato destro del palco rispetto al pubblico. Lì abbiamo la regia audio e luci. Naturalmente non ci è concesso avvicinarci troppo ma solo vedere tutto quel ben di Dio da lontano mi sta facendo pensare che venderei volentieri un rene o qualche altro organo per fare questo lavoro. 

Non è solo la mia parte che ama la musica che sta sbroccando felicemente, ma anche quella che ama la tecnologia. Ho iniziato ad assemblare e disassemblare registratori e computer fin da piccola e non ho mai smesso. Alla fine è tutto riconducibile ad elettronica e fisica, anche i bellissimi suoni che escono dagli strumenti di Dave e Martin. 

Ci spostiamo velocemente dietro al LED wall, che non capisci quant’è grande finché non te lo vedi accanto!!! La mia mente inizia a calcolare il numero di cavi e potenza di ogni monitor per capire più o meno di quanto cazzo di potenza ha bisogno tutto questo gigante. 

Ci spostiamo da dietro il LED wall verso la parte sinistra da parte del pubblico del palco, dove si trova la regia video. Non c’è molto tempo di ponderare questioni di grafiche e quant’altro perché ci aspetta la stazione finale: L’angolo delle meraviglie di Jez.

Jez ci aspetta dietro dietro al suo rack delle meraviglie, che contiene tutta la strumentazione elettronica di Martin.

Con calma, gentilezza e professionalità inizia ad estrarre una chitarra alla volta ed a spiegare per quali canzoni viene usate ed alcune informazioni sulla loro fattura. 

Vedere tutte quelle chitarre in fila nel loro case fa venire i brividi… Pensare a quello che Martin crea con loro fa battere il cuore a livello tachicardia. Sono quasi tutte Gretsch, a parte qualche eccezione, e rappresentano così tanto Martin con le loro tracolle puffose o piene di borchie. 

(Pensieri sconci sulla chitarra in corso)

In seguito Jez spiega anche in parole povere la sua strumentazione elettronica, ma per me, essendo la solita nerd, non è abbastanza, quindi quando il gruppo man mano si allontana, mi permetto di rimanere un secondo da sola con lui e di chiedergli un po’ più in dettaglio come funziona il suo rack, perché un conto è essere abituati a pedaliere ed amplificatori, un discorso è avere una persona che fa tutto questo lavoro per te.

La conversazione è andata più o meno così:

Jez: Sai cos’è il MIDI?

Io: Sì.

Jez: Il segnale arriva dalla chitarra, arriva al controller MIDI e da lì viene manipolato dagli effetti. 

Io: Ah ok! 

Jez: Lo sai cos’è un PA?

Io: Sì.

Jez: Ecco poi il segnale esce verso l’uscita per il PA.

Io: Aahh. Cool. Grazie!

Cioè, questa è una cosa normale ma non l’ho mai vista su questa scala, quindi ero lì a guardare tutto questo rack come se avessi davanti l’Enterprise. 

Il tempo di una veloce foto ed è purtroppo ora di scendere dal palco.

E’ triste perché è un momento che vorresti non finisse mai, ma dall’altra parte la road crew ha il suo lavoro da fare, e quindi è giusto così.

Tralascio il tempo tra la fine visita del palco e l’inizio del concerto, che non credo sia interessante per voi. Ho solo passato tutto il mio tempo attaccata ad un condizionatore.

Fine prima parte.

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