
The press and the damage done.
Attenzione: In questo post ci sono riferimenti anche grafici all’uso di droga, autolesionismo e suicidio. Se l’argomento è particolarmente sensibile per voi, vi prego di non continuare la lettura. Grazie.
Domenica ho trovato per caso questa intervista a Dave nel periodo di Ultra. La mia attenzione è stata completamente rapita dal titolo:
The needle and the damage undone. (L’ago ed il danno che è stato disfatto)
Chi di voi ha più o meno la mia età magari ricorda l’articolo più infamante della storia dell’universo:
The needle and the damage done. (L’ago ed il danno è fatto)
Il titolo di questo articolo rimanda alla canzone di Neil Young “The needle and the damage done”:
La canzone cerca di far percepire la dipendenza e il dolore causati dall’eroina e si basa sulle esperienze personali di Young in tour. Young fu particolarmente colpito dalla dipendenza di Danny Whitten, membro e collaboratore della sua band, che alla fine morì per overdose. Questa canzone descrive il suo declino.
Ti ho sorpreso a bussare alla porta della mia cantina
Ti amo, baby, posso averne ancora?
Ooh, ooh, il danno è fatto
Ho raggiunto la città e ho perso la mia band
Ho visto l’ago prendere un altro uomo
Via, via, il danno è fatto
Canto la canzone perché amo l’uomo (che è morto)
So che alcuni di voi non capiscono
Tirare su sangue per non farla uscire
Ho visto l’ago e il danno fatto
Una piccola parte di esso in ognuno di noi
Ma ogni drogato è come un sole al tramonto
Il soggetto di questo articolo è Layne Staley, l’ex voce dei fantastici Alice in Chains. La sua storia e quella di Dave s’incrociano nei tumultuosi anni novanta, in quanto i due si trovavano agli stessi party durante gli anni orribili di Dave.
Questa frequentazione si è interrotta quando Dave ha scelto la sobrietà alla fine di quel decennio per lui disastroso. Layne purtroppo ci ha lasciato nel lontano 5 aprile 2002, dopo un lunghissimo calvario dovuto alle sue dipendenze.
Ho scritto che questo secondo articolo è l’articolo più infamante della storia dell’universo. Vi spiego semplicemente il perché, è perché si riconduce a questa intervista a Dave, che vi tradurrò in seguito.
Layne Staley era un cantante con un talento spropositato, una voce che nessuno è mai lontanamente riuscito ad imitare. Il suo sostegno vocale e la sua capacità di salire e scendere di ottave con la facilità con cui io mi mangio un bignè al cioccolato, lo ha decretato una delle migliori voci rock di tutti i tempi.
(Se volete un riferimento, cercate su youtube “Love, Hate, Love”. Pelle d’oca.)
Layne però non era solo un cantante eccezionale. Era una persona buona, gentile, divertente, assolutamente terra terra. Non si dava arie da superstar, era gentile ed anche un po’ timido. Sul palco si trasformava in una tigre, come il nostro Dave.
Come Dave Layne aveva lo stesso buco nero nel cuore: Un padre assente. Come Dave ha cercato di riempirlo nello stesso modo: Con la droga.
Come Dave i rumori sulla sua tossicodipendenza ormai erano impossibili da celare, e Layne, da cantante potente ammirato da tutti diventa solo un tossico, un cliché per i media che ignorano completamente le sue potenzialità artistiche per continuare a concentrarsi sulle sue dipendenze come gli avvoltoi con una carcassa.
Ad un certo momento gli Alice in Chains ricevono la richiesta per un’intervista da Rolling Stone. L’intervista sembra svolgersi normalmente, con anche domande riguardanti i problemi di Layne ma non solo. Layne non vuole che si parli dei suoi problemi, infatti dice, in una frase che diventerà la sua eredità, insieme alla sua incredibile voce:
My bad habits aren’t my title. My strengths and my talent are my title.”
Poi improvvisamente la sorpresa:
Alla pubblicazione dell’articolo quasi tutti i riferimenti alla musica vengono tolti e rimane solo un interrogatorio a Layne sulla sua tossicodipendenza.
Il titolo e la copertina sono lapidari:
The needle and the damage done. L’ago e il danno fatto.

Layne quasi si sente male quando vede la copertina, pensando al dolore che questo articolo causerà alla sua famiglia e ai suoi amici. Oltretutto, in un altro paragone che possiamo fare con i Depeche Mode, gli altri membri del gruppo vengono quasi ignorati ed insieme a loro vengono anche ignorate le loro dipendenze. Lo scrittore e chitarrista del gruppo, il dio dei riff Jerry Cantrell, ha un’enorme dipendenza dall’alcol (insieme ad altre cose) come il nostro Martin.
Layne e Dave, come frontmen, vengono messi davanti al plotone d’esecuzione. I giornalisti i loro boia.
Ora veniamo a Dave.
Dave ha avuto una parabola simile a Layne: padre assente, musica, droghe, successo. Dave però, a differenza di Layne, ha costruito intorno a sé una maschera per sopravvivere, per sopportare questo senso di inadeguatezza che sentiva. Lui si è sempre sentito un impostore, un qualcuno che pretende di essere qualcuno che non è. Man mano che il successo cresceva, il suo contatto con la realtà diminuiva. Tutti mi amano, tutti mi adorano, posso fare quello che voglio!
Si autoconvince che ormai è una star, e come star non c’è tempo per le cose borghesi come la casa in campagna, il matrimonio, suo figlio. E’ il momento di essere liberi, atteggiarsi da rock star, cadere completamente nel cliché.
Più il successo cresce e più cominciano a volarti gli avvoltoi intorno. Ti riempi di parassiti che ti leccano il culo e che ti dicono che sei il più grande, ti promettono grandi cose, ma soprattutto si attaccano a te. Grazie a te gli si aprono possibilità che non vedrebbero neanche col binocolo. Conoscono altre persone, mangiare, bere, droga, scopare tutto pagato. Ti credo che ti stanno lì attaccati!
I giornalisti ti circondano, ti parlano e ti guardano ma non vedono Dave Gahan la persona, vedono Dave Gahan il personaggio, la gallina dalle uova d’oro, il caso umano, l’ennesimo cliché della star drogata. Vedono al posto della tua faccia i soldini che gli entreranno in tasca dopo ogni intervista, dopo ogni servizio in tv.
Non importa se pure i ciechi ed i soldi vedono che sta malissimo, lo spettacolo deve continuare.
Dave viene spremuto come una spugna. Tutti continuano a puntare il dito all’appestato ed aspettano sprezzanti l’atto finale: La sua morte per overdose.
Evito per quanto possibile come la peste i video del periodo di Songs of Faith and Devotion, perché non riesco a guardare Dave in quello stato (non che Martin sia tanto meglio.) Conosco i segni e li leggo nei loro corpi, nei loro movimenti, nei loro occhi nascosti o meno.
Fortunatamente Dave sopravvive a questa overdose e dopo un po’, anche se non proprio solo per volontà sua (rischiava la galera) decide di iniziare seriamente il viaggio verso la sobrietà.
Intorno a questo momento si colloca questo secondo articolo:
The needle and the damage undone. L’ago ed il danno disfatto.
Non potete dirmi che il titolo è un caso.
Ho detto prima che l’articolo su Layne Staley era la cosa più infamante che avessi letto in quel decennio. Beh, questa è la cosa più infamante che abbia letto in questo decennio.
Pensavo di scrivere dei commenti sui pezzi di questa intervista che più mi hanno fatto incazzare, ma col senno di poi non voglio perdere ulteriore tempo con la spocchia di questo scrittore, ex avido consumatore di cocaina che poi abbia smesso perché eh i soldi, eh gli spacciatori, eh mi aveva causato dei problemi, ho smesso (sennò avrei continuato).
Questa è gente che ha un atteggiamento di totale nonchalance nei confronti della droga ma che si sente superiore solo perché non fa uso di eroina e non ha le braccia crivellate da punture e track marks.
Non è glamour avere i track marks.
Notate come Il finto tono amichevole dell’intervista è contrastato dalla narrazione, che spinge su tutti gli estremi della storia di Dave, trattandolo praticamente come un caso umano, con delle domande veramente inopportune che rivelano una vera curiosità morbosa e quel senso di superiorità del “io mi facevo ma mica così.”
Metto qui la traduzione e vi lascio alle vostre conclusioni. Nel mio caso sono stati una sfilza di bestemmie, magari voi la prenderete meglio di me. O come me, chissà.

È facile rintracciare le tracce delle lacrime di DAVE GAHAN. Come l’uomo illustrato, i segni sul suo corpo raccontano la loro storia.
Ma non tutta la storia, perché si tratta di un uomo che ha portato l’abuso di eroina a un livello così letale che una volta è stato clinicamente morto per due minuti. Ora, dopo una lunga e dolorosa battaglia, è pulito, sobrio e felice che i Depeche Mode abbiano pubblicato l’album che pochi si aspettavano avrebbero realizzato. Intervista: Olaf Tyaransen.
Dave Gahan, probabilmente l’unica rockstar dell’universo conosciuto a essere morta e vissuta per raccontarlo, mi sta mostrando i suoi tatuaggi. Su mia richiesta, si alza dal divano della sua stanza d’albergo a Londra, si toglie il maglione e procede a fare un’esibizione di se stesso, portandomi in una visita guidata attraverso le numerose opere d’arte cutanea che decorano le sue braccia e la parte superiore del busto dall’aspetto piuttosto emaciato. Sono la mia pittura di guerra, amico”, mi spiega con un accento storto che fa più L.A. che Essex. Sono tutti segni di un tempo e di un luogo.
Come musicista enormemente ricco e famoso a livello internazionale, il cantante dei Depeche Mode ha vissuto momenti di ogni tipo in luoghi di ogni tipo nel corso della sua carriera. Negli ultimi anni, tuttavia, sono stati soprattutto i posti sbagliati, nei momenti sbagliati. Il giornalista Tony Parsons ha scritto una volta che si lascia un segno sul corpo quando si ritiene di non poter lasciare un segno sulla propria vita. Molti dei suoi lettori tatuati si sono giustamente offesi per il commento ma, nonostante il deliberato tentativo di provocazione, si tratta comunque di qualcosa di innegabilmente vero nel caso di Dave Gahan. Avendo trascorso gli ultimi anni completamente immerso nella sua personale versione dell’inferno, la sua pelle è ora più inchiostro che rosa, una tela di colori cornucopici. Se i tatuaggi sono la sua pittura di guerra, allora la guerra che documentano è quella con se stesso. Voltandosi leggermente, mostra un elaborato pugnale celtico sul braccio sinistro. Questo qui l’ho fatto quando facevo un uso massiccio di droga, mi dice. In un certo senso, volevo dire che avrei potuto a questo punto accoltellarmi, una cosa del genere.
Le sue braccia non hanno bisogno di un pugnale tatuato per far venire in mente la parola accoltellare. Sembra già che Freddie Krueger gli abbia fatto delle bruciature cinesi. Dal polso all’ascella, sono coperte da sbiadite mappe stradali di tagli e incroci di cicatrici, eredità lacerate di quasi otto anni di pesante abuso di droghe per via endovenosa. Gli indovini possono leggere il tuo futuro dalle linee dei tuoi palmi, ma chiunque potrebbe leggere il passato di Dave Gahan dalle linee sui suoi arti. Durante l’intervista che ha preceduto questa esibizione, mi ha sorpreso a fissarle con orrore così tante volte che, alla fine, mi sono sentito costretto a mentire e a dichiarare che la fonte del mio macabro interesse erano i suoi tatuaggi piuttosto che le sue cicatrici.
Così, questa piccola sessione improvvisata di show and tell.
Che cosa significa? Chiedo, indicando le lettere TCTTMFG incise con inchiostro di china sotto un cuore d’amore in gabbia sul suo braccio.
DAVE: Oh, è stato fatto per la mia seconda moglie, sorride. Significa Theresa Conway To The Motherfucker Gahan, perché sono io lo stronzo che l’ha sposata.
Lo farà rimuovere quando il divorzio sarà concluso?
DAVE: No, è un buon promemoria per non ripetere lo stesso errore”, ride. Non ne farei rimuovere nessuno. A quanto pare, anche mio padre, che all’epoca non conoscevo perché se n’è andato quando avevo sei mesi, era ricoperto di tatuaggi, quindi penso che sia qualcosa che appartiene ai miei geni.
Rimpiange di non averlo conosciuto?
D: Sì, annuisce cupo. Ora è morto, ma di tanto in tanto penso ancora a lui. Credo che avrei potuto imparare molto su me stesso da lui.
Era al corrente di quello che stavate facendo?
D: A quanto pare, sì. Qualcuno mi ha detto che teneva un album di ritagli e altro. Era piuttosto vecchio, però. E non ho mai avuto contatti con lui fin dalla più tenera età.
Passando rapidamente da questo argomento evidentemente scomodo, si gira come se fosse sul palcoscenico, per rivelare il pezzo forte. Santi numi, persino Henry Rollins sarebbe invidioso!!! L’intera parte superiore della schiena è praticamente ricoperta da un enorme paio di ali dal design intricato, un ricordo permanente del mastodontico e da incubo Devotional tour del 1993, che per poco non fece finire la sua band per sempre. Questo l’ho fatto fare a Los Angeles”, racconta. È una cosa che si metteva sui cancelli delle grandi case per allontanare gli spiriti maligni.
Quanto tempo ci è voluto per farlo? Gli chiedo.
D: Circa 10 ore, sorride orgoglioso.
Un’ulteriore prova, se ce ne fosse bisogno, che se c’è una cosa al mondo di cui Dave Gahan non ha paura, sono gli aghi.
Riavvolgiamo il nastro di circa un’ora. Dave Gahan e io veniamo presentati l’uno all’altro. Ci stringiamo la mano e ci scambiamo i convenevoli su un tavolo cosparso di pacchetti di sigarette schiacciati e tazze di caffè vuote, i detriti di una lunga giornata passata a incontrare i rappresentanti della stampa mondiale per promuovere l’imminente album Ultra dei Mode. Ha un aspetto decisamente migliore di quanto mi aspettassi, ma è vestito decisamente peggio. La pelle nera che una volta era la sua seconda pelle è sparita e oggi indossa il tipo di ensemble ridicolo e mal assortito che solo una rockstar o un golfista potrebbero sperare di ottenere con maglione a scacchi, pantaloni gessati, scarpe bianche e un paio di calzini verde lime particolarmente odiosi (e forse radioattivi). Jean-Paul Gaultier mangiati il fegato!
A parte le preoccupazioni sartoriali, tuttavia, sembra ragionevolmente in salute e in forma. La sua carnagione ha la radiosa lucentezza cerea che il sole di Los Angeles dona a chiunque si trovi da questa parte dell’acqua. I suoi capelli neri a caschetto sono unti e, quando ride, due ciocche gli sfiorano la fronte come tergicristalli. La barba satanica è stata rasata e ora gli rimane solo un pizzetto sul mento. E nonostante gli anelli scuri sotto gli occhi, il suo sguardo è attento e concentrato. Tutto sommato, se non fosse per le sue braccia sfregiate (che non fa alcun tentativo di coprire), non si direbbe che è stato un tossico serio per buona parte del decennio.
Allora Dave, come diavolo stai?
D: Sto bene, sospira. Un po’ esaurito. Abbiamo fatto un sacco di interviste, non solo oggi ma da prima di Natale, quindi mi sono un po’ stancato. Tuttavia, è bello che la gente sia ancora interessata.
Non è affatto sorpreso che lo siano?
D: Beh, in realtà non lo so, riflette. In qualche modo questo disco sembra davvero diverso. Non so perché, ma ultimamente mi sentivo molto ansioso al riguardo. Volevo solo che il disco uscisse, suppongo. Sai, per poter dire: “Ecco il disco, amico”. Ascoltatelo e se vi piace, bene. Se non ti piace, allora vai a comprare qualcos’altro! Al momento abbiamo fatto un sacco di interviste e di cose in TV e tutto il resto prima ancora che uscisse il singolo, capisci cosa intendo? Ed è stato molto difficile farlo senza che la gente avesse ascoltato il disco. Tu l’hai sentito?
Annuisco.
D: Ti è piaciuto?
Annuisco di nuovo.
D: Bene. Non so gli altri, ma a me ci vuole un bel po’ di tempo per ascoltare il disco. Non so gli altri, ma a me ci vuole molto tempo per entrare davvero in un album”, continua. Per esempio, mi è piaciuto molto l’ultimo album degli Smashing Pumpkins. L’ho comprato quando è uscito per la prima volta e non l’ho capito bene, quindi l’ho messo da parte. Poi, mesi e mesi dopo, ho iniziato a sentire alcuni brani e cose del genere. Ora penso davvero che sia un bell’album.
Anche Ultra, il nono lavoro in studio dei Depeche Mode e la loro prima uscita dopo quasi quattro anni, è un bell’album. E’ un bene che sia così, perché più di ogni altro loro disco, questo in particolare si è rivelato terribilmente difficile da realizzare. Quanto difficile? Beh, le registrazioni sono iniziate a Londra nell’inverno del 1995. Tra le prime sessioni nella capitale inglese e il suo completamento nel dicembre scorso, la band, l’entourage e l’equipaggiamento dovettero essere spostati più volte, prima a New York nella primavera del 1996, dove riuscirono a completare solo una canzone (la spettrale Sister Of Night) in un periodo di sei settimane. Da lì il team di produzione si spostò a Los Angeles, dove in qualche modo riuscirono a mettere a punto altre parti vocali, nonostante le frequenti assenze di Gahan e le abbuffate di droghe che non erano compatibili con il lavoro. Ovviamente era necessario un altro cambio di scena, ma le brevi sessioni a Madrid e Amburgo non produssero nulla di utilizzabile. Così si torna ancora una volta a Los Angeles, dove il lavoro viene programmato in base ai vari ricoveri in ospedale, alle sedute di riabilitazione e alle apparizioni in tribunale del cantante. Alla fine hanno chiuso il cerchio e sono tornati a Londra, dove l’album è stato completato appena quattro mesi fa.
Come avrete capito, in questo periodo le cose non andavano affatto bene nel gruppo dei Depeche Mode. In realtà, le cose non andavano bene all’interno della band da molto tempo. La tensione residua del tour dell’album precedente e vari problemi personali stavano colpendo tutti in modi diversi. Il compositore Martin Gore soffriva di crisi epilettiche, compatibili con il totale esaurimento fisico, mentre il tastierista Andy Fletcher crollò sotto la pressione ed ebbe un completo esaurimento nervoso. Per non essere da meno dei suoi compagni di band in fatto di problemi personali, Gahan ha avuto varie overdosi, ha avviato per la seconda volta le pratiche per il divorzio, ha tentato il suicidio, è stato arrestato e, infine, è morto (solo per un paio di minuti, ma ci arriveremo più avanti) prima di dare finalmente una chance alla riabilitazione e rimettersi in sesto. Che fatica! Quando si parla di vita dura. . .
Fortunatamente, come suggerisce il titolo, Ultra presenta il lavoro di una versione più pulita e snella di una band che i fan e la critica temevano fosse finita per sempre. Più pulita nel senso che Gahan ha finalmente chiuso con la sua dipendenza dall’ eroina ed è stato onesto per ben otto mesi. E snella nel senso che Alan Wilder, il tastierista che nel 1982 aveva sostituito Vince Clarke come principale navigatore musicale della band, se n’è andato, lasciando i Mode a cavarsela da soli come gruppo a tre.
Sì, Alan se n’è andato, dice Gahan.
D: Credo che durante la realizzazione di Songs Of Faith And Devotion abbia deciso che sarebbe stato l’ultimo disco che avrebbe fatto con noi. Trovava molto difficile impegnarsi così tanto e credo che sentisse di non ricevere la pacca sulla spalla, se così si può dire, che avrebbe dovuto ricevere. È stata una sua decisione. Ma la tournée ha avuto il suo peso su tutti noi, sapete. Siamo stati in giro per quasi un paio d’anni con quell’album e alla fine eravamo tutti completamente esausti. E Alan ha preso la sua decisione molto presto, quindi credo che sia stata una decisione presa da tempo. Era piuttosto infelice nella band. Credo però che ora se la stia cavando piuttosto bene. Vive con la sua ragazza, ha un bambino e cose del genere. Spero che sia felice di fare quello che sta facendo, ma in realtà è da molto tempo che non gli ho parlato.
Anche se ora Gahan sembra un po’ accondiscendente sulla partenza del tastierista, all’epoca si trattava comunque di una perdita piuttosto grave per la band. Alan Wilder è sempre stato il membro musicalmente più ambizioso e innovativo dei Depeche Mode. In passato, mentre il resto della band si drogava, sperimentava il travestitismo e aveva esaurimenti nervosi, lui era l’unico a tenersi occupato con progetti solisti (pubblicando due album con il nome di Recoil) e a esplorare costantemente nuove strade musicali per il gruppo. Fu soprattutto sotto la sua supervisione che i Mode riuscirono a compiere la loro tempestiva transizione da leggeri mercanti di synth pop a divinità del techno rock nei primi anni Novanta, aggiungendo chitarre e energia a una formula che era diventata piuttosto datata. E se le undici tracce di Ultra riescono a mantenere lo standard stabilito da Violator (il loro Achtung Baby, in mancanza di un riferimento migliore), i restanti membri della band quasi certamente non avrebbero potuto farlo da soli. Avendo deciso di non sostituire Wilder nella formazione, si sono messi alla ricerca di un produttore molto versatile che potesse almeno temporaneamente assumere i suoi molteplici ruoli all’interno della band, principalmente quello di programmatore, ingegnere del suono e tastierista. La scelta cadde su Tim Simenon dei Bomb The Bass.
Ci hanno fatto un sacco di nomi, ma alla fine abbiamo scelto lui perché a me e a Martin è piaciuto molto l’album di Gavin Friday che ha realizzato”, spiega Gahan.
D: Shag Tobacco è un album assolutamente brillante, ci è piaciuto molto il suono che ha prodotto. Inoltre Tim è un grande fan dei Depeche Mode e in passato aveva remixato alcuni dei nostri pezzi, quindi era come se fosse un fan che guardava a quello che stavamo facendo. È stato questo l’aspetto più diverso. Invece di lavorare con qualcuno che si limita a seguire i tuoi ordini per tutto il tempo, Tim è arrivato con la sua squadra di musicisti e altro e ha voluto davvero tirare fuori il meglio dalle canzoni e da quello che facciamo. Non sto dicendo che persone come Flood o altri simili non abbiano fatto questo per noi in passato, ma lavorare con Tim è stata una cosa diversa.
Come descriverebbe il prodotto finito? Quali sono i temi di Ultra?
D: Beh, non era una cosa che ci eravamo prefissati all’inizio, ma ha sicuramente una sorta di tema del destino che lo attraversa, dice, esaminando lo smalto nero scheggiato sulle unghie. Penso che il destino sia comunque tracciato per te e che nel corso della vita tu possa uscire dai binari un paio di volte, ma in genere torni a bordo se puoi. Sai, a volte è più bello rimanere nel momento, nella giornata. Tipo, ieri è passato e chi cazzo lo sa domani, una cosa del genere. Credo che una delle cose più difficili della vita sia cercare di godersi il momento che si ha. E questo è un po’ il filo conduttore dell’album, nei testi e nel resto.
Sebbene Gahan sia la voce dei Depeche Mode, non è l’autore dei testi. Dalla partenza di Vince Clarke, quindici anni fa, Martin Gore ha scritto quasi tutte le loro canzoni. La maggior parte della sua produzione si è incentrata su temi relazionali, politici e religiosi, brani oscuramente ambivalenti che di solito presentano forti sfumature di dominazione violenta e immagini sado-masochiste (infatti, recentemente si è vantato di aver usato la parola ginocchia più spesso di qualsiasi altro autore). Non sorprende che i testi di Ultra, sebbene leggermente meno ambigui del solito, non si allontanino troppo da queste preoccupazioni. Tuttavia, versi come A vicious appetite visits me every night and won’t be satisfied, won’t be denied (Un appetito feroce mi visita ogni notte e non sarà soddisfatto, non sarà negato), tratto dal brano di apertura dell’album Barrel Of A Gun, sembra parlare della dipendenza da eroina di Gahan. Quindi Gore scrive le canzoni dal punto di vista di Gahan?
No, dichiara con fermezza il cantante.
D: Non scrive canzoni per una terza parte della band. Scrive le canzoni per se stesso, ma abbiamo vissuto così a stretto contatto nel corso degli anni che credo sia impossibile per lui non affrontare lo stesso tipo di emozioni e sentimenti. Le cose che abbiamo passato sono abbastanza simili per molti aspetti. Penso anche che ci sia una sorta di strana connessione tra me e Martin che è diventata più evidente negli ultimi tre o quattro album. Sembra che lui scriva come mi sento io molte volte. È un po’ inquietante (ride). Questa canzone in particolare parla di un certo tipo di stile di vita, della scelta di andare fuori strada, se vogliamo. Provare a passare attraverso i cespugli spinosi per un po’, sai. Ne uscirai ferito, se sarai abbastanza fortunato da uscirne. E, per molti versi, questa frase potrebbe essere stata scritta su chiunque di noi.
Ma tornando a Ultra, penso che sia molto simile a un greatest hits dei Depeche Mode in termini di tutti i diversi stili e le diverse cose che abbiamo affrontato nel corso degli anni. E credo che Tim Simenon ci abbia portato un elemento soul che non avevamo mai avuto prima. In particolare, mi ha aiutato a tirare fuori il meglio dalla mia voce. Per questo album ho lavorato con un vocal coach a Los Angeles, cosa che non avevo mai fatto prima, ed è stato fantastico. Ho registrato alcune voci lì con Tim e il vocal coach. Era una cosa che inizialmente ero riluttante a fare, ma in realtà ho scoperto che è stato fantastico. Ho avuto modo di conoscere a fondo le canzoni prima di andare a registrarle e questo ha aumentato enormemente la mia fiducia.
Date le circostanze in cui è stato realizzato, non sorprende che Gahan non sia troppo preoccupato delle vendite di Ultra. È solo contento che siano riusciti a completarlo.
Non ho alcuna aspettativa, in realtà”, dice scrollando le spalle.
D: Anche all’inizio dei Depeche Mode non avevo aspettative. Siamo passati da un album all’altro in questo modo ed è stata solo una questione di fortuna il fatto che, se si trattava di una scala, abbiamo gradualmente venduto sempre più dischi e suonato per un numero sempre maggiore di persone. Penso che sia molto bello che sia andata così. Ma non sono entrato in una band per essere ricco o famoso. Sono entrato in una band perché ho guardato Marc Bolan, David Bowie, Joe Strummer e gente del genere e ho pensato che avrei potuto farlo anch’io! Sai, salire su un palco e battere i piedi per un paio d’ore e essere applaudito per questo. Credo che tutti vorremmo farlo nella nostra vita e mi sento davvero grato di averlo potuto fare. E sono davvero felice di aver registrato questo particolare album insieme e di averlo finito! Penso che molte persone ci abbiano dato per spacciati dopo l’ultimo tour e tutte le cose che sono successe da allora. Penso che dovremmo essere orgogliosi di noi stessi, sai. Ma allo stesso tempo penso che arriverà un momento in cui dovrò lasciare tutto se voglio davvero andare avanti spiritualmente. Se voglio scoprire qualcosa di più su me stesso.
Parlare di lasciare il mondo della musica non è una novità nell’agenda di Gahan. Già nove anni fa aveva accennato alla stessa cosa. Nel film 101, un concerto dei Depeche Mode del 1988 di D.A. Pennebaker, si vede un giovane Gahan che cammina in mutande nello spogliatoio del Rose Bowl di Pasadena, spiegando a un roadie perché era più felice quando impilava gli scaffali di un supermercato di Basildon piuttosto che dover sopportare la pressione di suonare ogni sera davanti a decine di migliaia di persone.
Me lo ricordo, ammette con una smorfia.
D: Penso che quando l’ho detto… (fa una pausa). Credo che dall’altra parte sembri sempre meglio, capite cosa intendo. E forse sembrerebbe molto ingrato da parte mia averlo detto. Non sono affatto ingrato! Sono molto grato per la posizione che occupo. È solo che… (pause). È più che altro che la mia vita personale è stata influenzata da…
Respiri profondi Dave, respiri profondi.
Improvvisamente non riesce a trovare le parole abbastanza velocemente:
D: Ho un vero problema a fare due cose contemporaneamente, sai. Sono un classico ADD, Disturbo da Deficit di Attenzione. Questo sarà il nome della mia band secondaria (ride). Ma ho un vero e proprio problema e questo ha influito molto sulla mia vita privata. E credo che quella cosa nel film fosse solo un caso in cui mi lamentavo di quello che stavo facendo. In realtà non cambierei nulla perché ormai è passato e non posso farci nulla. Ma oggi devo stare molto attento a non ricadere nelle vecchie trappole e a pensare che dall’altra parte sia meglio.
Perché? Cosa c’è dall’altra parte?
Per me l’altro lato è essere un eroinomane urlante, risponde in un sussurro, e non è questo il modo di vivere. È il modo di morire, amico. Sai, al culmine della crisi non riuscivo più a funzionare. Non avevo ancora la band o altro. Non mi importava comunque. Non riuscivo a fare nulla. L’unica cosa che mi piaceva era farmi di erba”.
Molto prima di diventare un eroinomane urlante, Dave Gahan era uno che sussurrava. Ha inseguito il drago per la prima volta all’età di 17 anni nella sua città natale, Basildon, nell’Essex. Gli piaceva l’euforia sognante che l’eroina gli procurava ma, all’epoca, non era una droga che si adattasse al suo stile di vita o al suo stipendio, per cui si limitò ad annotare l’esperienza a futura memoria. Non che fosse estraneo agli stupefacenti in generale. Fin dalla più tenera età, gli era sempre piaciuto divertirsi, che si trattasse di alcol, droghe, ragazze o qualsiasi altra cosa. Un animale da festa nato, in tutto e per tutto. Un tossicodipendente in attesa di manifestarsi.
La sua storia sarebbe un argomento convincente per i sostenitori della teoria del gateway. A 12 anni rubava i fenobarbitoni della madre epilettica e li scolava con il sidro nel parco locale. Quando raggiunse l’adolescenza, hashish ed erba erano parte integrante della sua dieta notturna. Quando divenne abbastanza grande per andare ai concerti, fece un altro passo avanti e presto si ritrovò a sniffare copiose quantità di anfetamine e a ballare nei fine settimana, seguendo band come i Clash e i Damned in giro per il Paese. Quando si avvicinò alla musica, nei primi anni Ottanta, la cocaina era la droga preferita da molti giovani New Romantics alla moda. Naturalmente, ne consumava regolarmente una quantità eccessiva. Perché no? Dopotutto era una pop star!
Con la graduale crescita della carriera dei Depeche Mode, Gahan e i suoi compagni divennero piuttosto orgogliosi della loro reputazione edonistica, vantandosi spesso delle loro imprese sulla stampa musicale. “Personalmente, penso che siamo piuttosto decadenti”, disse Martin Gore all’NME nel 1985. “Quando siamo in tournée tendiamo a uscire tutte le sere, a bere molto e a divertirci in generale. So che ci si aspetta dalla maggior parte dei gruppi rock, ma uscire è piacevole, bere è piacevole, collassare è piacevole.”
L’alcol era la droga principale della band, ma se arrivava qualcos’altro (e di solito arrivava), Dave era sempre il primo a provarlo. Verso la fine del decennio ha fatto uso di eroina in modo irregolare, anche iniettandosela qualche volta, ma non è mai stato un vero problema. O almeno così pensava. Poi arrivò Violator e tutto cambiò per sempre.
Naturalmente, la prima cosa a cambiare fu la musica. I Depeche Mode erano diventati famosi come gruppo pop inglese piuttosto eccentrico, ma dopo 10 anni di tour e registrazioni di grande successo, il loro stile un tempo unico era stato imitato così spesso da non essere più riconosciuto come proprio. Tutti usavano sintetizzatori, tutti producevano gli stessi suoni. La band aveva perso il suo smalto. Avevano bisogno di fare qualcosa di nuovo, di innovare ancora una volta e di lasciare i loro imitatori sulle loro tracce. Quello che fecero alla fine fu così ovvio che fu sorprendente che nessun altro ci avesse già provato. Hanno semplicemente aggiunto le chitarre al mix e hanno alzato il volume a 11. Si sono reinventati e sono diventati un gruppo rock. Un gruppo rock con i sintetizzatori.
Violator era l’album più pesante che la band avesse mai realizzato e quando arrivò il momento di portarlo in tour, Gahan decise di adattare la sua immagine al suono. Se i Mode dovevano essere una rock band a tutti gli effetti, allora lui sarebbe stato una rock star a tutti gli effetti, non importa quanto egoista dovesse essere per diventarlo. D: Ho pensato che non ci fossero più vere rockstar del cazzo, dice. Così ho deciso di diventarlo. Ho deciso di andare fino in fondo. E lui l’ha fatto di sicuro. Fino al limite (e anche oltre).
La metamorfosi da ragazzo di Basildon a dio del rock mondiale dai capelli lunghi non ha richiesto molto tempo. Si è fatto crescere la barba e ha iniziato a indossare pelle nera e occhiali da sole. Come suo padre prima di lui, abbandona la moglie e il figlio di quattro anni e si trasferisce a Los Angeles. Inizia una relazione con la pubblicista americana della band, Theresa Conway (che sposerà nel 1992), presentandosi a tutte le feste più decadenti con lei al seguito. Fu Theresa a fargli conoscere band come i Janes Addiction. Lei lo reintrodusse anche all’eroina. Ben presto si faceva di eroina intravenosamente tutti i giorni. Alla fine aveva tutte le caratteristiche di una vera rockstar: il look, la tipa, l’indipendenza, la casa a Hollywood e il vizio. La sua spirale discendente era iniziata.
Quando l’eroina ha smesso di essere divertente per te, Dave?
D: L’eroina è stata divertente per un po’, come tutte le droghe che si assumono, dice attraverso una nuvola di fumo blu. Ma il mio problema era che non riuscivo a farne a meno e il divertimento si è presto esaurito. Ho avuto un paio di anni in cui mi sono divertito molto, ma alla fine mi sono ritrovato a inseguire il primo sballo, che ovviamente non tornerà mai più. Così, negli ultimi due anni, è stato solo puro mantenimento.
Quando la band pubblicò Songs Of Faith And Devotion nel 1993, Gahan era stato un tossico per quasi quattro anni. Quando arrivò il momento di mettersi in viaggio e di promuovere il disco, si assicurò di avere tutto ciò di cui un serio drogato avrebbe avuto bisogno per sopravvivere a un grande tour mondiale: un team di medici, un nuovo tatuaggio come portafortuna e una band di supporto che la pensasse come lui. Sì, i Primal Scream sono venuti in tour con noi, sorride. Sapevo cosa stavo facendo, era tutta roba consapevole. Ho scelto gli Scream perché avevo sentito dire che a loro piaceva fare festa. Mi piaceva molto il loro disco e mi sembrava che ci saremmo divertiti, che saremmo stati una buona combinazione. E ci siamo divertiti, è stato molto divertente. E sono stato in grado di funzionare, qualunque cosa fosse, e di fare tutto quello che dovevo fare per superare gli spettacoli.
Il tour di Devotional è durato 14 mesi e 180 concerti e, in quel periodo, Gahan ha fatto festa come non aveva mai fatto prima. Le sue attività mettevano a dura prova i rapporti con la band, ma lui era accecato dall’ago della siringa e non si lasciava turbare, anche quando le cose arrivarono al punto che i suoi compagni di band si rifiutavano di viaggiare nella stessa auto con lui.
Tutte le cose belle devono finire, però, e quando il caotico e stupefacente tour si conclude nell’autunno del 1994, il cantante si ritrova improvvisamente nella merda. Una volta finiti i concerti e tolte le cose e tutte le persone intorno a me, mi rimasero solo le droghe”, dice con rincrescimento. Dopo il tour, lui e Theresa hanno trascorso alcuni mesi a Londra, dove la sua dipendenza è gradualmente peggiorata. Con il rientro a casa sua, a Los Angeles, non c’era più modo di fermarlo.
Gli chiedo di descrivere una giornata tipo al culmine della sua dipendenza.
D: Beh, iniziava prendendo un po’ di eroina, mi spiega. E poi ne prendeva dell’altra. E poi ancora un po’. E non si trattava d’altro. Non c’era altro.
Quanta eroina consumavate?
D: Em, praticamente colazione, cena e tè. Molto presto sono arrivato al punto in cui andavo costantemente in overdose, svenivo, mi svegliavo in posti strani giorni dopo aver iniziato un’abbuffata. Mi svegliavo sul prato di qualcuno o nudo in uno strano albergo o nella camera da letto di qualcuno. Era diventato abbastanza ovvio per me che non funzionava più. Non funzionava più da un paio d’anni. Tutto quello che faceva era… (pause). E sapevo anche che mi avrebbe ucciso. Ero in quella fase. Da allora, da quando mi sono disintossicato, sono stato descritto come il drogato senza speranza che spera di morire. E questo riassume abbastanza bene la situazione, ero in quella fase”.
Senza un concerto da fare tutte le sere, non aveva alcun motivo per cercare di rimanere pulito e la sua vita si trasformò rapidamente in un incubo vivente. Come dice la canzone, non ne aveva mai abbastanza. Quando finalmente prese la decisione, da tempo attesa, di andare in riabilitazione, Theresa gli disse che solo perché lui avrebbe cercato di smettere di farsi, lei non avrebbe smesso di farsi. Il loro rapporto si stava deteriorando rapidamente come la salute di lui.
D: Quando ho cercato di disintossicarmi per la prima volta, qualche anno fa, lei mi ha detto chiaramente che non avrebbe smesso di fare quello che faceva solo perché dovevo farlo io”, racconta lui con amarezza. E da allora tra noi è praticamente finita.
Quando alla fine lei se ne andò dalla loro casa coniugale, Gahan si diede a un’abbuffata di droga nel suo ritrovo preferito, il Sunset Marquis Hotel, nel centro di Los Angeles. Dopo qualche settimana di abbuffate, decise di disintossicarsi e andò a disintossicarsi alla Exodus Clinic di Los Angeles, la stessa clinica frequentata da Kurt Cobain dei Nirvana e da Shannon Hoon dei Blind Melon (anche se, visto che entrambi sono deceduti, dubito che il posto pubblicizzi il fatto). Pochi giorni dopo si dimette di nuovo e si dà a un’altra abbuffata. Per alcuni mesi avrebbe seguito lo stesso triste schema, facendo un serio uso di eroina a casa o in albergo per alcune settimane, poi sarebbe entrato in un centro di disintossicazione per la riabilitazione, quindi sarebbe tornato subito all’ago. Con tutta questa paura e disgusto per se stesso, qualcosa doveva cedere. Il 17 agosto 1995, qualcosa finalmente accadde.
Gahan stava tornando a casa dopo l’ennesimo soggiorno in clinica. Al suo arrivo scoprì che la sua casa era stata svaligiata e che erano state rubate tutte le due Harley Davidson, i televisori, gli stereo, lo studio di registrazione e così via. Anche le posate erano state rubate. Visto che i ladri avevano resettato il codice dell’allarme mentre uscivano, Gahan sapeva che doveva trattarsi di un lavoro dall’interno. Uno dei suoi cosiddetti amici lo aveva derubato. Devastato, tornò al Sunset Marquis, si sparò una dose, chiamò sua madre per salutarla e poi si tagliò entrambe le vene. Per fortuna un amico è passato di lì e ha chiamato i paramedici prima che perdesse troppo sangue. Era un grido d’aiuto, dice ora. Il tentativo di suicidio fece notizia in tutto il mondo e fu il primo indizio, per chiunque al di fuori della sua cerchia di amici e conoscenti, che qualcosa di gravemente marcio c’era a Daveworld.
Una volta dimesso dall’ospedale, le cose andarono di male in peggio. Gravemente depresso, Gahan iniziò a drogarsi sempre di più. Cominciò a iniettarsi cocaina ed eroina solo per sentirsi normale e, con il passare dei mesi, iniziò a diventare sempre più paranoico. Quando era in possesso di una dose, era solito chiudersi in un minuscolo ripostiglio della sua villa per ore e ore:
D: Lo chiamavo la mia Stanza Blu. Ho passato molto tempo lì dentro. Non riuscivo a trovare una stanza abbastanza piccola per starci.
A un certo punto, ha trascorso tre settimane intere chiuso nel suo armadio, impossibilitato a farsi e con solo un ago e un bustina di droga come compagnia.
Usciva raramente di casa o dalla stanza d’albergo e, se lo faceva, portava sempre una pistola nella cintura, convinto che lo stessero cercando.
D: Per certi versi è stato molto più difficile per me toccare il fondo perché avevo una scorta infinita di soldi, dice. Gli spacciatori venivano da me. Solo nell’ultimo anno la maggior parte dei miei spacciatori ha cominciato a tagliarmi fuori. Mi ero messo pubblicamente nei guai con la droga e quindi non mi volevano più tra i piedi.
Lui però aveva ancora bisogno della sua dose e quando la droga smise di venire da lui, cominciò ad andare dalla droga.
D: Mi ritrovai a dover andare in posti come downtown o gangtown e a frequentare i locali di tiro a segno e posti del genere”, ricorda.
Una scena difficile?
D: Cazzo, sì! ride. Ho avuto qualche pistola puntata alla testa e cose del genere. Ma voglio dire, se entri in un covo di drogati, cosa ti aspetti? Sono tutti fuori di testa e hanno tutti una 38 in fondo ai pantaloni.
Ti sei fatto di crack?
D: Cazzo, ho fatto di tutto, amico, sorride. Ho fumato crack. Ma non mi piaceva molto, non era il mio ambiente. Grazie a Dio! (ride). L’eroina era di gran lunga la mia droga preferita. Prendevo e usavo qualsiasi cosa, non aveva molta importanza. Ma sicuramente, se c’era una scelta, avrei usato l’eroina.
E di eroina ne faceva uso! Negli ultimi mesi della sua dipendenza, nelle sue vene entravano carichi da farmacia. Quando si insegue il drago così spesso, però, alla fine lo si raggiunge. Dave Gahan ha finito la sua fortuna il 28 maggio dell’anno scorso. Era appena tornato a Los Angeles dopo aver registrato la voce di Sister Of Night a New York (l’unica voce di Ultra che è riuscito a completare in sei settimane di sessione) e, dopo essersi registrato al Sunset Marquis, ha chiamato immediatamente il suo spacciatore. Un’ora dopo si sparò con foga una speedball contenente mezzo grammo di cocaina mescolata a una marca particolarmente virulenta di eroina chiamata Red Rum. L’ha stroncato sul colpo.
Oggi rabbrividisce visibilmente quando parla dell’incidente.
D: L’ultima cosa che ricordo è di aver guardato negli occhi il tizio che mi ha sparato la droga, ricorda. Sapevo che aveva messo troppa coca nella siringa. E poi, a quanto pare, ho avuto un attacco di cuore e sono diventato blu e tutto il resto.
Era davvero morto, vero?
D: Beh, a quanto pare sì, ammette. Secondo i paramedici il cuore non ha battuto per un paio di minuti, quindi ero ufficialmente morto, credo. Ma nemmeno questo mi ha fermato, è stata questa la follia. Quando sono uscito dall’ospedale mi hanno arrestato per possesso di eroina e mi hanno messo in prigione per un paio di giorni. E appena uscito di prigione sono tornato ai miei vecchi trucchi. A quel punto ho capito che dovevo smettere. Dopo un paio di giorni mi sono ritrovato seduto lì, con la 38 al mio fianco, la droga in una mano e il cucchiaio nell’altra e mi sono detto: “Che cazzo ci faccio qui? Non vado da nessuna parte. Sto per morire, amico. Non me ne fregava più niente di me stesso. Ero stanco di essere stanco, sai.
Cosa pensa che l’abbia spinta a quel livello di abuso?
D: Beh, è stata tutta colpa mia, nessuno mi ha fatto mettere un ago nel braccio, sa, sospira. La causa principale è stata il fatto che la mia autostima era praticamente nulla. Mi disprezzavo e l’eroina è stata l’unica cosa che mi ha fatto sentire bene per molto, molto tempo.
La storia dell’orrore di Dave Gahan cominciò finalmente a concludersi quando la polizia di Los Angeles annunciò di aver deciso di sporgere denuncia dopo l’incidente dello speedball. Per dimostrare ai tribunali che era seriamente intenzionato a sconfiggere la sua dipendenza e quindi a evitare il carcere, Gahan ha dovuto fare un altro ricovero in riabilitazione. A giugno è tornato alla Exodus Clinic e questa volta ci è rimasto. Da allora è pulito.
D: C’è un lato positivo, sai, mi dice con un tremito di serietà da nato nella sua voce.
Puoi chiedere aiuto o scegliere di morire. Perché alla fine morirai. Sono pulito da otto mesi, frequento questi incontri di riabilitazione a Los Angeles e non ho ancora sentito una sola storia di qualcuno che sia uscito e sia ricaduto e si sia divertito. La verità è che se avessi pensato che l’eroina stesse funzionando per me, lo farei ancora adesso. Ma non è stato così.
Ora non usi più nulla? Ti faresti una birra o fumeresti una canna?
D: No, non posso fare nulla, insiste. Non è abbastanza. Ho assaggiato il diavolo e mi ha bruciato, sai. Ora sento che Dio è tornato dalla mia parte. E non voglio perdere di nuovo questa sensazione. Mi è tornata un po’ di ingenuità. È quello che intendevo dire prima a proposito dell’album. Tutta l’attesa mi fa sentire molto bambino, il che è bello. Non mi sentivo così da un bel po’ di tempo.
Una cosa che lo ha aiutato a rimanere sulla retta via è il fatto che, negli ultimi otto mesi, Gahan ha dovuto consegnare due volte alla settimana dei campioni di urina alle autorità. Se dovessero trovare tracce di sostanze illegali, rischierebbe una pena detentiva obbligatoria di due anni.
D: “Sì, devo tornare presto in tribunale”, spiega. In pratica, sto vivendo in una casa di sobrietà a Los Angeles con molti altri tossicodipendenti in via di guarigione. Si continua a fare la propria vita quotidiana, ma bisogna frequentare un certo numero di incontri e sottoporsi all’esame delle urine un paio di volte alla settimana. Tutti questi rapporti vengono consegnati al giudice. Ho ottenuto la sospensione della pena per due anni, quindi in pratica sono in libertà vigilata. Se lo decidono, le accuse potrebbero cadere e io sarei libero. Ma potrebbero decidere di continuare. E devo tenere in considerazione questa eventualità…
Ma, sapete, tutto questo mi ha fatto guadagnare tempo. Non avevo scelta. Sarei stato messo in prigione per due anni se non avessi fatto quello che il giudice mi aveva detto di fare. Così mi ha dato questi ultimi otto mesi. Rimanere puliti è una questione di tempo. Non succederà da un giorno all’altro. Non ci si sentirà bene in pochi mesi. Bisogna dargli tempo.
È per questo che ha deciso di non andare in tour per Ultra?
D: Sì, ride. Penso che sarebbe una tentazione troppo forte andare in giro in questo momento. E questo vale per tutti noi. Sai, abbiamo sofferto tutti alla fine dell’ultimo tour, non solo io. In effetti, l’attenzione si è concentrata su di me, ma tutti noi eravamo spiritualmente e mentalmente fottuti. Le nostre vite private erano a pezzi e ci vuole tempo per guarire da queste cose. Non sono ancora guarito, quindi mi sembra un po’ folle andare a ripetere le stesse azioni e aspettarmi un risultato diverso. E non mi sento ancora abbastanza forte per poterlo fare, per essere così vulnerabile in viaggio. Mi piace fare i concerti e so che mi mancheranno, ma per il resto dell’anno forse è meglio sospendere tutto”.
Per l’immediato futuro, Dave Gahan, ex drogato e rockstar trentenne, ha intenzione di prendere la sua vita un giorno alla volta.
D: Ad essere sincero, ho un grosso problema a pensare al domani, dice. La cosa più importante per me oggi è essere pulito. E se non ho questo, non ho niente. Sono stato divorziato due volte. Ho un figlio di nove anni con cui voglio davvero avere un rapporto. E ora lo stiamo costruendo. Ho passato un po’ di tempo con lui da quando sono successe tutte quelle cose ed è stato davvero fantastico.
Al momento mi sento davvero bene. È una cosa quotidiana. Devo fare certe cose durante il giorno per assicurarmi di non dimenticare quello che sono, e cioè un drogato. Sarò sempre un drogato. E questo è qualcosa che devo scegliere di accettare. È come il primo passo del programma: scegliere di ammettere che sono impotente nei confronti delle droghe e dell’alcol. Non posso più fare queste cose.
D: Comunque, ammettiamolo, dice, nascondendo un sorriso sornione dietro l’ennesima sigaretta, se Dio ha distribuito eroina, allora io ne ho avuta più che a sufficienza. L’ho consumata troppo in fretta!
Ultra uscirà per Mute Records la prossima settimana.
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