


Da uno dei miei ultimi acquisti, un’intervista super interessante a Vince, nella quale illustra alcune caratteristiche della sua collezione di sintetizzatori e parla del suo processo creativo do-it-yourself.
L’ho apprezzata tantissimo, buona lettura!!!
Ho iniziato la mia carriera musicale suonando la chitarra, imparando gli accordi di base e del semplice finger picking (pizzicare le corde con le dita, ndt). Poi ho comprato un sintetizzatore e tutto è cambiato. Non dovevo più passare ore a imparare nuovi accordi e soffrire per le vesciche alle dita. Al contrario, potevo creare suoni mai sentiti prima e scrivere interi brani semplicemente suonando ottave di basso. È stata una rivelazione!
La mia prima tastiera è stata una Kawai S-100F, il sintetizzatore più economico che sono riuscito a trovare. Non era il sintetizzatore con il suono migliore, ma mi ha dato i mezzi per trasformare le idee che avevo in testa in canzoni vere e proprie che potevamo suonare dal vivo. Da allora, per me la tecnologia è sempre stata un mezzo per raggiungere un fine. Ad un certo punto, la tecnologia deve incontrare la canzone da qualche parte, e deve essere secondaria rispetto a ciò che la canzone richiede.
Il mio approccio è sempre stato quello di usare suoni più semplici e costruire un’immagine in questo modo. Alcuni sintetizzatori moderni sono così complessi che puoi suonare una sola nota e quel suono è praticamente una colonna sonora finita. Con i vecchi sintetizzatori analogici monofonici, molti dei quali sono felice di vedere in questo libro, gli elementi della canzone sono nelle tue mani, non in quelle del sintetizzatore.
Mi ci è voluto un po’ per imparare come funziona un sintetizzatore: come si passa dal VCO al VCF al VCA, e poi si modula con un LFO o un inviluppo. Guardavo un foglio di patch che qualcuno aveva creato, per esempio per un suono di trombone, e poi lo copiavo e lo modificavo. Nel corso degli anni ho gradualmente capito come molti sintetizzatori diversi creano i loro suoni. Si scopre che spesso sono abbastanza simili, purché si conoscano le basi, i fili conduttori comuni a tutti. Il mio apprezzamento per i vecchi sintetizzatori che ho nella mia collezione è cresciuto. All’inizio non ci pensavo molto, perché quei sintetizzatori erano tutto ciò che c’era. Mi ci sono voluti molti anni per decidere che mi piacciono così, che mi piace il suono di un vecchio Moog, per esempio.
I sintetizzatori che preferisco hanno molte somiglianze, ma hanno tutti peculiarità e caratteristiche sonore diverse.
Il Sequential Circuits Pro-One è uno dei miei preferiti, perché lo possiedo da molto tempo e lo conosco molto bene: la velocità e la precisione delle suoi inviluppu sono eccezionali. Il Korg MS-20 ha un filtro che lo rende la macchina heavy metal della musica elettronica. L’Oberheim Xpander ha il sistema di modulazione più incredibile; puoi modulare qualsiasi cosa con qualsiasi cosa, in modo facile e veloce. Il Moog Source non è il più facile da usare, ma ha un suono unico, una sorta di Minimoog ” peso medio”. Il Synton Syrinx ha un filtro incredibile e la sincronizzazione dell’oscillatore lo rende quasi digitale. Se dopo aver letto questo capitolo siete curiosi, il mio è blu.
Adoro l’Oxford OSCar, un ibrido di tecnologia digitale e analogica con un suono incredibilmente nitido. Ho usato la serie CZ quando era appena uscita. Non c’era niente di simile e il mio CZ-101 è stato utilizzato in molti dischi, in particolare nei primi album degli Erasure. Ho acquistato l’RSF Kobol perché volevo davvero un sintetizzatore che potessi usare dal vivo con i Depeche Mode all’epoca. Ha una memoria, quindi potevo richiamare otto suoni, e noi avevamo esattamente otto canzoni nel nostro repertorio!
Il mio studio è come un negozio di giocattoli, ed è così che lo affronto: come un bambino in un negozio di giocattoli. Non ho necessariamente un piano, uno schema o un’idea, e non scrivo né programmo seguendo delle formule. Sono nel mio studio ogni singolo giorno, religiosamente, e giocherello con manopole, interruttori e cavi. A volte succede qualcosa di interessante e, se suona bene, lo registro. Non viene mai come pensavo che sarebbe venuto, e questo rende l’intero processo creativo così eccitante.
Questo è uno dei motivi principali per cui per me è importante usare sintetizzatori analogici più vecchi. Mi piace il processo: è un mondo di imprevedibilità. Cerco di ottenere un suono, ma poi, dato che la vecchia tecnologia è così casuale, potrei ritrovarmi con qualcosa di completamente diverso da quello che avevo in mente. Quando si fa musica, bisogna apprezzare questi felici incidenti e questi esperimenti. Sono parte di ciò che rende unica la tua musica.
Sono assolutamente convinto che l’intero panorama della musica elettronica abbia permesso alle persone di avere idee, di esprimerle e registrarle, di creare suoni e scrivere canzoni senza necessariamente dover essere tecnicamente brillanti. È molto liberatorio e democratizzante, molto più di quanto si sia rivelato il punk. Guardando indietro, lo trovo piuttosto interessante: Quando ho iniziato a produrre musica elettronica, quel suono era piuttosto malvisto, ma ora è diventato mainstream e tutti utilizzano quella tecnologia. Non ho mai pensato di avere una comprensione più profonda degli altri o di conoscere in qualche modo il futuro. Ho semplicemente pensato: “Ok, questo è ciò che posso fare con questa attrezzatura limitata” e ho deciso di sfruttare al massimo ciò che avevo a disposizione, ovvero il sintetizzatore.
Questo è l’argomento centrale del libro: il sintetizzatore, in tutte le sue forme e dimensioni, i suoni che è in grado di produrre e le infinite possibilità che offre. In realtà, è emozionante rendersi conto che qui ci sono alcuni sintetizzatori che non conosco affatto e alcuni che non ho mai nemmeno sentito nominare.
Potrebbero essere poco conosciuti e sicuramente non sarebbero considerati dei “classici”, ma con il tempo un vero classico verrà sempre riconosciuto come tale, indipendentemente da quanto tempo impiegherà ad essere scoperto. Potrebbero essercene alcuni qui dentro, staremo a vedere. Nel frattempo, credo che vi aspetterà una lettura molto interessante.
Vince Clarke New York, agosto 2021
Vince Clarke ha attirato per la prima volta l’attenzione del mondo musicale nel 1981 come autore dei brani del primo album dei Depeche Mode, Speak & Spell. A questo successo ne sono seguiti molti altri con Alison Moyet negli Yazoo e con Andy Bell negli Erasure, la cui lunga carriera ha prodotto 18 album, tra cui quattro album consecutivi al primo posto nelle classifiche britanniche. Lo stile di produzione di Clarke e il suo talento nel creare melodie accattivanti lo hanno reso molto richiesto come musicista, produttore, remixer e autore di canzoni. Ha collaborato con una grande varietà di artisti, tra cui Eric Radcliffe (come The Assembly), Robert Marlow, Feargal Sharkey, Martyn Ware, Jean-Michel Jarre, Paul Hartnoll, Goldfrapp, Franz Ferdinand e l’ex compagno dei Depeche Mode Martin Gore. Nel 2019 ha remixato la canzone degli OMD “Almost”, che Clarke cita come una delle sue prime fonti di ispirazione. Nel 2020 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame come membro dei Depeche Mode.
Bonus:
Come funziona un sintetizzatore in parole povere:

Il primo sintetizzatore venduto nei negozi di strumenti musicali: Il MiniMoog.

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