Mi sto un po’ riprendendo da questo brutto periodo degli ultimi mesi. Spero di tornare alla scrittura dopo essermi di nuovo avvicinata a questo universo che conosco così bene: La storia contemporanea della Germania, e soprattutto della Germania dell’Est.
Spero che questa piccola traduzione sia di vostro gradimento.
Pubblicato il 07/03/2018 Tempo di lettura: 8 minuti
Di Michael Pilz

Il 7 marzo 1988 i Depeche Mode si esibirono a Berlino Est, in occasione dell’anniversario della FDJ e come canto del cigno della DDR. Questo è come 30 anni fa si riunì ciò che era destinato a stare insieme: una band, la sua musica e le sue masse.
Nell’estate del 1981, egli si recò in Polonia al mare. A Sopot, all’Opera Lesna, suonavano i Kraftwerk, una band occidentale di cui conosceva tre canzoni, “Autobahn”, “Die Roboter” e “Radioaktivität”. Ancora più interessante dei brani, il sedicenne trovò il giudizio di suo padre: quella non era musica, la musica era arte, e l’arte derivava dalla abilità, come nel caso dei Rolling Stones, dove i musicisti suonavano strumenti e non si limitarono a utilizzare macchine per riprodurre musica. In quel caso chiunque poteva venire e tenere concerti.
I Kraftwerk tennero il loro concerto, quattro persone alle loro macchine. Suonarono “Computerwelt”, ‘Uran’ e “Neonlicht”, gli anni Ottanta stavano per iniziare. All’Opera Lesna egli imparò alcune cose importanti sulla vita: gli artisti possono sembrare impiegati, i circuiti possono mettere in musica lo spirito del tempo, le star possono rimanere sconosciute al mondo; non è più necessario vestirsi come negli anni Settanta e avere i capelli lunghi. Tornò a Berlino Est e condivise le sue intuizioni con tutti quelli che gli stavano a cuore. Alcuni abbandonarono le loro acconciature da calciatori e scoprirono la musica dei DAF di Düsseldorf e dei Depeche Mode di Basildon.
Una serenata per la FDJ?
Nell’estate del 1985 si recò in Ungheria per acquistare a Budapest il disco “Some Great Reward” dei Depeche Mode e i pantaloni neri abbinati. Budapest era tappezzata di manifesti per un concerto della band allo stadio Volan. Era stato la sera prima. Per le strade incontrò orde di tedeschi dell’Est estasiati che avevano assistito al concerto, ed era disperato come mai prima d’ora.

Alla giornata della FDJ nella Werner-Seelenbinder-Halle con i Depeche Mode
Fonte: Ventil Verlag
Nell’inverno del 1988, qualcuno gli consegnò un biglietto dall’aspetto dubbio su cui era scritto: “FDJ e DT ’64 – Concerto di compleanno a Berlino – Capitale della DDR – Werner-Seelenbinder-Halle – Lunedì 7 marzo 1988, ore 19, ingresso alle ore 18 – Prezzo 15 marchi”. La Freie Deutsche Jugend avrebbe festeggiato il suo 42° compleanno nella Werner-Seelenbinder-Halle. E lui cosa ci avrebbe fatto lì?

Fan dei Depeche Mode davanti alla Werner-Seelenbinder-Halle
Fonte: Steffen Jobst
Il fatto che i Depeche Mode potessero presentarsi come ospiti d’onore, suonare una serenata alla FDJ e visitare la DDR in generale sembrava così surreale che il 7 marzo di 30 anni fa lui si ritrovò davanti alla Werner-Seelenbinder-Halle aspettandosi di essere attirato da forze oscure con false promesse a un concerto di band dell’Est come Datzu, Juckreiz e Keks. D’altra parte: c’erano migliaia di persone vestite di nero e gli agenti della polizia antisommossa. Alle 19 la sala si oscurò. Come temuto, i Mixed Pickles salirono sul palco con canzoni come “Gib mir die Hand” e “Grüner Frieden”, tutti intorno a lui erano fuori di sé dalla rabbia. Anche lui.
Amici dalla Eisenhüttenstadt (città siderurgica tedesca, ndt) inglese
Si fece luce, poi tornò il buio, fu riprodotto un brano dei Depeche Mode, curiosamente “Pimpf”, un lato B strumentale sui bambini di Hitler – per la FDJ. (Pimpf in tedesco ha tanti significati: ragazzino tra i 10 e i 14 anni, inesperto; ragazzino più piccolo in una associazione di tipo giovanile, e poi, appunto, il membro più giovane della gioventù hitleriana, ndt). Poi i Depeche Mode salirono personalmente sul palco, gridarono “Hello East Berlin!”, suonarono per due ore e scomparvero nella notte.
Il quotidiano (di stato/regime, ndt) “Neues Deutschland” scrisse: “Solo con i Beatles può essere stato così: dedizione estasiata alla musica, euforico giubilo per le canzoni accolte come inni e lacrime di ragazze”.
Nel 1988 alla Werner-Seelenbinder-Halle non piansero solo le ragazze.
Chi c’era non sa ancora oggi cosa sia successo a lui e ad altre 6499 persone quando nella DDR si è riunito ciò che doveva stare insieme. I Depeche Mode e la Germania dell’Est. All’inizio degli anni Ottanta, il critico musicale Diedrich Diederichsen scriveva: “I Depeche Mode sono assolutamente qui oggi e molto probabilmente domani non ci saranno più”.
Per l’Est, i Depeche Mode erano la band che non si era mai avuta, ma che si era sempre desiderato avere. Non erano star mondiali che scuotevano virilmente i capelli, né studenti d’arte che trasformavano il proprio mondo in opere rock o lo immergevano nel punk.
Erano solo quattro apprendisti di Basildon, la città siderurgica dell’Inghilterra, che erano felici che esistessero sintetizzatori su cui tutti potevano suonare per non dover più andare in un ufficio o in una fabbrica.
In realtà piuttosto innocui. Ma decadenti!
Come se avessero girato i loro video per la disillusa gioventù dell’Est, in “People Are People” dimostravano che la pace non era una questione per camicie blu e maglioni di lana, ma per tutti coloro che non volevano marciare con nessuno. “Stripped” è stato girato a Berlino Ovest, dietro il muro, dove hanno fatto a pezzi una Lada con un martello. La loro estetica era così tipicamente orientale che l’Est non poteva che rimanere a bocca aperta. Tutti sapevano che dall’altra parte, negli Hansa Studios, i Depeche Mode stavano registrando il loro nuovo album, guardando oltre il muro verso l’Est e lanciando vasi di fiori ubriachi sul confine.
A 30 anni dal leggendario 7 marzo 1988, quando la DDR cercò di riconquistare la sua gioventù perduta con un concerto che si riteneva innocuo, questo strano rapporto viene riesaminato. La MDR trasmetterà un documentario della durata di un’intera serata. “Depeche Mode und die DDR” (Depeche Mode e la DDR) mette al centro del mondo della più grande band dell’Est di tutti i tempi a Zwickau, in Sassonia, dove un responsabile di un club giovanile acquista per 7000 marchi della DDR una videocamera pagata dalla FDJ (Freie Deutsche Jugend, Gioventù Libera Tedesca) dall’Occidente e filma i suoi protetti mentre fanno i fan. Se ne stanno in città e dicono: “In realtà siamo del tutto innocui”.
Per il film televisivo si ritrovano, persone di mezza età, e ricordano che anche la Stasi li considerava piuttosto innocui, anche se un po’ decadenti. “I Depeche Mode erano la protesta silenziosa”, dice uno dei “Great Fans”, come si chiamava la loro confraternita segreta: “Era la depressione”.
Ciò che descrive così bene lo stato d’animo dei giovani nella DDR la mattina presto della caduta del muro è la musica malinconica delle macchine, i loro motivi ricorrenti e la loro patetica rassegnazione.
Masse di tutti i paesi, unitevi!
Anche Daniel Miller, senza il quale i Depeche Mode non esisterebbero, che li ha resi famosi e che loro hanno reso ricco, ha le sue risposte: “Era una cultura per emarginati, per gli studenti dell’ultima fila, che erano emarginati nell’Est e comunque in Germania, in quanto tedeschi dell’Est”. L’album del tour del 1988 si intitolava “Music for the Masses”. Le masse si sono radunate per i Depeche Mode a Budapest, Varsavia e Praga – e poi anche a Berlino Est, dove tutti i giovani in giacca nera che non avevano il biglietto sono arrivati dalla campagna alla Werner-Seelenbinder-Halle, solo per essere lì quando i Depeche Mode erano nello stesso posto in cui si trovavano loro. Tutti piangevano fuori. Ma non erano le folle che la DDR avrebbe voluto vedere, bensì quelle descritte dall’americano David Riesman come “folle solitarie”.
C’è anche un libro dedicato all’anniversario, “Behind the Wall” sulla cultura dei fan della DDR e dei Depeche Mode di Dennis Burmeister e Sascha Lange, che già cinque anni fa nel loro libro ‘Monument’ avevano illustrato gli accessori della scena: cinture di cuoio della polizia antisommossa come moda fetish e i megafoni della S-Bahn di Berlino, dipinti di rosso come nell’album “Music for the Masses”.
Ora raccontano la storia della loro distinzione. Dalla fondazione della loro sottocultura tra gli interpreti di Udo Lindenberg con i pettini nelle tasche posteriori dei pantaloni e i Modern Talking Poppers, che sostenevano il loro opportunismo come unico stile di vita sano. A ovest vivevano informatori che li aiutavano a organizzare fan club e a inviare lettere alla band stessa: “Ciao Depeche Mode! Vorremmo aprire un fan club qui a Sömmerda (DDR)”.
115.000 marchi di perdita, 6500 persone di guadagno
Ma bisognerebbe sforzarsi molto per leggere tra le righe e dietro le immagini qualcosa di più del solito sulla DDR e sulla sua nebbia mitica sempre più fitta. I Depeche Mode non erano forse perfetti per un paese di artigiani, in cui tutti saldavano da soli i propri dispositivi elettronici e gli individualisti cucivano e tingevano da soli le proprie giacche? Non si voleva comunque essere come tutti gli altri? Come Dave, Martin, Andy e Alan, che vestivano tutti in modo diverso, ma erano quattro amici? I fan dei Depeche Mode indossavano solo uniformi giovanili alternative? Le sottoculture nella DDR non erano per loro natura più che sottoculture, comunità di necessità e società parallele?
“A est la musica aveva più valore che a ovest”, dice Daniel Miller nell’ufficio della Mute Records nel film televisivo.
Si racconta anche di come un uomo d’affari ungherese abbia avvicinato i Depeche Mode all’Europa dell’Est nel 1985 e tre anni dopo abbia raggiunto un accordo con la Freie Deutsche Jugend (FDJ, Libera Gioventù Tedesca) per 5000 marchi tedeschi. Ai Depeche Mode sarebbe costato 120.000 marchi tedeschi, ma ne sarebbe valsa la pena. La FDJ distribuì i biglietti alle scuole di Berlino. Fino alle ore 20 del 7 marzo, il più grande concerto che tutti i presenti avessero mai visto era solo una voce che oggi sembra un sogno.
Nuove persone, nuova band
Quando finalmente la Germania fu riunificata, nell’autunno del 1990, i Depeche Mode si esibirono alla Deutschlandhalle di Berlino. Quattro uomini con i loro strumenti musicali, due concerti. In seguito quasi si sciolsero, non stavano bene. Ma mentre l’Est si reinventava, anche loro si reinventarono come band di massa globale. La Werner-Seelenbinder-Halle fu demolita.
I Depeche Mode continuano a registrare bellissimi album come “Spirit” dello scorso anno, in cui le persone sventolano bandiere come durante la manifestazione del Primo Maggio a Lipsia nel 1988 e nel 2018 durante le manifestazioni del lunedì a Dresda.
Sascha Lange, Dennis Burmeister: “Behind the Wall. Depeche Mode – Fankultur in der DDR” (Ventil Verlag, 240 pagine, 30 €)
“Depeche Mode e la DDR – Just Can’t Get Enough” il 10 marzo alle 22:45 su MDR
Link originale: https://www.welt.de/kultur/plus174258239/Depeche-Mode-Das-Konzert-von-1988-in-Ost-Berlin-und-die-Folgen.html
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